D’accordo con te, ma...
Caro Giacomo, la tua riflessione mi ha colpito molto, soprattutto per la chiarezza con cui ti sei espresso. È uno spunto valido, quasi una provocazione. Sono anch’io un giovane e come tale, condivido alcune considerazioni che hai fatto. Non tutte però.
Credo, infatti, che prima di ogni altra cosa sia importante che noi ci mettiamo in gioco e partecipiamo, per poi eventualmente criticare.
La parrocchia non un ente astratto, un qualcosa di teorico. È una grande famiglia, fatta di uomini e donne che possono anche sbagliare. Con quest’insieme di persone noi giovani siamo chiamati a dialogare, a confrontarci, a collaborare; persino a discutere, se siamo convinti che le nostre proposte e idee meritino maggior attenzione.
Vivendo nella parrocchia, abbiamo più possibilità di attuare un cambiamento, di “svecchiare” una certa mentalità, di dimostrare che ci siamo e che possiamo fare bene. Portiamo avanti le esigenze dei giovani, facciamo conoscere i nostri problemi, aiutiamo la parrocchia ad aiutarci. Non basta puntare l’indice contro questo o quello, perché anche noi siamo parte del problema.
L’esperienza di fede vissuta in parrocchia non esclude le altre possibilità di testimoniare il vangelo e il messaggio di Gesù. Anzi, la ricchezza proveniente da diverse forme di fede può essere la chiave giusta per scardinare quel campanilismo e quella chiusura che talvolta riscontriamo in alcune parrocchie.
Per cui, come diceva l’indimenticabile GiPi, “volemose bene, damose da fa’”.








