C’è una linea rossa tra la Puglia e il Bangladesh
Potrebbe essere la descrizione di un gemellaggio. Dalle telefonate che di tanto in tanto riceviamo, abbiamo la certezza che, specie dei giovani, non tutti hanno dimenticato la Veglia Missionaria che negli ultimi due anni si è svolta nella Concattedrale di Taranto,al culmine del mese missionario di Ottobre. Lo scorso anno infatti, a chiesa gremita, d fu la consegna del Crocifisso a p. Ezio Succa di Fragagnano, in partenza per il Bangladesh.
L'anno precedente, nella stessa circostanza e con altrettanta solennità, il Crocifisso fu consegnato a p. Daniele Targa, friulano, ma da tanti anni a Taranto, destinato anch'egli alla missione del Bangladesh. E le telefonate sono propri o per chiedere notizie loro e di p. Osvaldo. Sì, anche p.Osvaldo Torresani, cremonese, si è fatto ben conoscere nelle diocesi di Taranto a Castellaneta, come animatore missionario durante il periodo di riposo dalla missione del Bangladesh.
Un altro pugliese-bengalese è p.Gianvito Nitti, di Castellana Grotte. Qui in Puglia non si è fatto conoscere oltre i confini del proprio paese perché, appena sacerdote, è partito per il Bangladesh.
Molto conosciuto invece, ma solo dai "vecchi", è p.Mimmo Pietanza, di Mola di Bari che fece parte della équipe dei fondatori della presenza saveriana a Taranto.
Qualcuno più fortunato, riceve di tanto in tanto notizie dirette. Per tutti pensiamo di fare cosa gradita pubblicando quanto, dietro richiesta per voi, ci ha scritto p.Ezio Succa.
Padre Ezio e p. Daniele
Io e Daniele - diamo la parola diretta – mettemmo piede sulla terra bengalese nel febbraio scorso. Il primo atteggiamento di ogni buon missionario che si cala in una nuova cultura è di osservare la realtà, meditarla e tenersi per sé le impressioni. Così ci stiamo sforzando di fare, tuffandoci nello studio della lingua. Si va a scuola tutti i giorni, eccetto il venerdì, giorno di riposo nel mondo musulmano.
Descrivere la città in cui ci troviamo, Dhaka, la capitale con i suoi 10 milioni di abitanti, è impossibile: basti dire che ha il primato mondiale di inquinamento. Per questo e per il clima, anche i più robusti debbono pagare lo scotto alle varie malattie tropicali. Sono conosciute in partenza, e le si affronta come un purgatorio da attraversare per acclimatarsi ed essere idonei al nuovo lavoro. Forse Gesù, quando ai futuri missionari parlava di veleni e di serpenti, · pensava proprio a questi inconvenienti.
Padre Gianvito Nitti
Nel giro che i due nuovi arrivati hanno fatto per prendere visione della missione e per conoscere i confratelli a cui si affiancheranno, hanno incontrato altri pugliesi. P. Gianvito, per la sua fluente barba e per l'amore alla Bibbia, è stato soprannominato il rabbino. Nonostante il grave disturbo agli occhi che lo rende quasi cieco non si arrende.
Da qualche mese si trova in una missione di recente fondazione a Chittagong, la seconda città dopo la capitale Dhaka, con un grande porto che, oltre ai 700 cristiani di terra ferma, forma il suo campo di lavoro. Il continuo contatto con le famiglie a scopo religioso, sociale ed economico, e la scuola biblica, sono le sue intense attività.
Padre Osvaldo Torresani
È il factotum a Khulna, della Casa comune dei Saveriani in Bangladesh, dove ci si ritrova per gli incontri comunitari passare giorni di relax, fuori dalla pressione dei propri impegni. Ospitalità ai confratelli di passaggio e assistenza ai p. Ampelio e Aldo Guarniero da mezzo secolo in Bangladesh, sono la sua missione. Ma "il fuoco della missione" gli brucia sotto i piedi, per cui le uscite non si limitano al mercato, dove tutti lo conoscono; ma, appena può, si spinge nelle borgate della città, tra i più poveri, dove è di casa.
Padre Mimmo Pietanza
Si trova a Baniarchor, a un paio d'ore da Khulna verso Dhaka. Era da poco rientrato dall'anno "sabatico" passato per studi in Terra Santa ed aveva ripreso il suo lavoro a Shelabunia, quando il vescovo, dovendo di nuovo affidare la missione di Baniarchor ai Saveriani, e ben conoscendo le doti di p. Mimmo particolarmente necessarie per quella situazione, ha destinato lui a quella difficile missione.
Tutto sembrava essere tornato alla normalità, quando il nome di quello sconosciuto villaggio, improvvisamente ha fatto il giro del mondo via Internet. La domenica mattina del 3 giugno, durante là Messa, l' esplosione di una bomba nella zona del coro ha ucciso 14 giovani e ferito altri venti. Padre Mimmo è salvo per miracolo, ma il suo stato d'animo è facile immaginarlo, anche perché, dopo mesi, nessuno, tanto meno la polizia, sa darsi ragione (religiosa, politica, sociale?) del folle gesto. Così, alle solite peripezie e avventure dei missionari, la storia missionaria si arricchisce di bombe e cose simili.








