Erano amici della pace
Il fondatore Guido Conforti ci aveva avvertito della possibilità, anzi della “grazia” di concludere una vita di donazione con il martirio. Ci aveva presentato la consacrazione missionaria come una specie di martirio lento nel tempo. Ci ha fatto capire che c’è coerenza tra la donazione di sé senza riserve nell’attuare la missione e la sua possibile conclusione con lo spargimento del sangue.
Quell’incontro con il Crocifisso, che è stato all’inizio della vocazione e dello spirito missionario del Conforti, ci viene ora riproposto come punto di partenza e costante ispirazione per la nostra missione, dagli avvenimenti di questi giorni e dalle condizioni nelle quali ci troviamo a vivere la vocazione missionaria.
Sapevamo dunque. Ma questa consapevolezza non ha alleggerito l’impatto di questo colpo che appare umanamente senza senso e inaspettato. Perché se c’era una zona tranquilla in Burundi era proprio quella di Buyengero. C’era una sintonia grande tra missionari e gente del luogo, in quella comunità cristiana. Neanche nei momenti più tesi c’erano stati seri scontri tra la gente al Buyengero.
Vuol dire che hanno scelto di colpire loro, non perché ai loro occhi erano più avversari, ma perché al contrario erano pacifici e avevano costruito legami di convivenza. Non perché nemici di qualcuno sono stati abbattuti, ma perché amici della pace. Ma probabilmente sono stati colpiti anche perché membri di un gruppo che difendeva i più perseguitati ed essi stessi avevano una volta pubblicamente corretto una versione ufficiale manipolata.
La loro morte non è solo un regolamento di conti. È anche un avvertimento, anzi una minaccia, indirizzata alla comunità saveriana in Burundi... Dunque, essi hanno pagato anche per una solidarietà di fatto con gli altri missionari.
Su di loro sono ricadute le conseguenze di un’azione comune, non solo individuale. Il colpo che ha raggiunto loro, minaccia anche gli altri.








