C’è una grande sete di Dio
La seconda parte del racconto di p. Jesùs (la prima era comparsa sul numero di giugno/luglio), missionario in Ciad. Ringraziamo p. Marcello che ha raccolto per noi questa testimonianza.
Bongor, dove mi trovo, ha circa 60mila abitanti; i cristiani sono circa 3.500. La maggioranza segue la religione tradizionale, poi ci sono i musulmani. Non siamo molto lontani dalla capitale N'Djamena. I musulmani del nord, che hanno vita difficile a causa del deserto e della siccità, stanno emigrando verso le zone meridionali. E anche il centro di Bongor è diventato, per così dire, “roba loro”.
Perfino i protestanti sono più numerosi dei cattolici e, pian piano, prendono forza le varie sette “evangeliche”. I cristiani, complessivamente, sono soprattutto nelle aree meridionali del Paese.
Il grande lavoro di catecumenato
Nel 2015 abbiamo celebrato i 50 anni dalla prima evangelizzazione della diocesi di Pala: i primi sono stati i gesuiti, poi gli oblati di Maria. Noi saveriani siamo giunti in Ciad nel 1982. In diocesi lavorano circa 25 preti ciadiani e una quindicina di saveriani.
È ancora un cristianesimo recente e un po’ superficiale. Comunque, c’è una sete di Dio immensa.
Abbiamo folle di oltre duemila cristiani alla Messa della domenica. Gli spazi diventano piccoli e stiamo pensando a una seconda parrocchia in città.
Il catecumenato è il lavoro più consistente per noi. Tutto è ancora basato sul catecumenato degli adulti. È un impegno lungo e serio: un cammino di cinque anni. I primi due imparano vari brani del vangelo di Luca (a memoria, perché è il sistema tradizionale d’imparare). Il terzo anno si insegnano gli “antenati di Gesù” (Abramo e i patriarchi, Mosè e Davide...). Gli ultimi due anni sono dedicati al Nuovo Testamento e ai sacramenti. Dopo questi cinque anni, ricevono il battesimo. Per la Cresima, devono frequentare altri due anni di catechesi.
L’importanza di catechisti e animatori
Sono i catechisti laici che si dedicano a questa e ad altre attività pastorali, tutti volontari. Sono molto importanti, anche perché il catechismo è condotto nella lingua della gente, secondo la propria etnia. Il nostro grande lavoro è proprio la formazione di catechisti e animatori. Accompagniamo catechisti e catecumeni con un ritiro spirituale mensile a cui arrivano anche dai villaggi più lontani: il sabato gli adulti, la domenica gli studenti. Noi prepariamo i catechisti, e loro parlano alla gente, lo stesso giorno, in vari gruppi. È davvero un grande lavoro di formazione!
Ogni lunedì abbiamo un incontro per gli animatori della città, in cui spieghiamo le letture della domenica successiva. Loro poi devono lavorare per adattare la spiegazione alla propria comunità di base. Gli animatori dei villaggi, invece, si radunano ogni 15 giorni. Noi missionari, infatti, riusciamo ad andare nei villaggi solo una volta al mese.
La scuola domenicale per i bambini
Desideriamo che ogni comunità di base abbia almeno due catechisti per corso, uno per gli adulti e uno per i giovani. Nelle famiglie ciadiane ci sono membri cristiani, musulmani, protestanti, e persone che seguono la religione tradizionale.
Per i bambini abbiamo la “scuola della fede”. La domenica, una suora e alcuni animatori li prendono da parte e fanno una specie di “scuola”: leggono e spiegano un brano evangelico, conducono attività educative, insegnano qualche preghiera…
Tutto questo, però, non è finalizzato al battesimo (per i piccoli ci vorrà più tempo), ma solo per creare in loro il senso della fede in Dio.
Dopo l’incontro, alcuni tornano a casa, altri partecipano alla Messa con la comunità.
Nella situazione locale, se il padre è cristiano, è più facile che lo diventi anche l’intera famiglia. La donna ha meno potere e autonomia nelle decisioni della famiglia.







