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24 marzo, Giornata per ricordare i missionari Martiri

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Dopo duemila anni di storia, superati gli scogli e le tempeste delle grandi persecuzioni, la navetta di Pietro registra ancora oggi drammi di morte: nel suo libro di bordo si allunga l’elenco dei nomi di nuovi martiri, l’olocausto continua: nel solo mese dello scorso ottobre quattro suore e missionari italiani sono stati uccisi in Africa.

martiri Nella sua lettera che preparava l’ingresso al 2000 Papa Wojtyla scriveva: "Al termine del secondo millennio, la Chiesa è diventata nuovamente Chiesa di martirio. Le persecuzioni nei riguardi dei credenti hanno operato una grande semina di martiri in varie parti del mondo. Occorre che le Chiese locali facciano di tutto per non lasciare perire la memoria di quanti hanno subito il martirio".

Nel suo calendario la Chiesa cristiana ha fissato la data del 24 marzo come giornata di ricordo e celebrazione dei suoi martiri.

E c’è chi si chiede: "Perché ricordare i martiri? Che utilità ci trovano?"

Qualcuno si spinge anche più lontano: "Ma perché questi missionari, queste donne, si ostinano a rimanere in luoghi dove la loro vita è continuamente minacciata? Non è imprudenza la loro scelta? Il martirio non è in qualche modo una follia cercata?"

Nella seconda Lettera di Pietro (3,15) si legge: "Adorate il Cristo nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in voi. E questo sia fatto con dolcezza e rispetto". Gli uomini e le donne che partono per le missioni più difficili e pericolose sono anch’esse persone deboli, che portano dentro di sé le loro paure e che amano, come tutti, la vita. Ma sono innamorati di Cristo e del suo Regno, che vogliono far conoscere ai fratelli, anche i più lontani. Sull’esempio di Gesù diventano testimoni del suo amore verso tutti, ma specialmente verso i più piccoli, i più poveri, i più deboli. Una testimonianza che a volte richiede il sacrificio della vita.

Scrive ancora il Santo Padre: "Nel nostro secolo sono tornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi militi ignoti della grande causa di Dio. Il martire è il più genuino testimone della verità dell’esistenza. Egli sa di avere trovato nell’incontro con Gesù Cristo il significato della sua vita e niente e nessuno potrà mai strappargli questa certezza. Né la sofferenza, né la morte violenta potranno mai farlo recedere dall’adesione alla verità che ha scoperto nell’incontro con Cristo".

Testimonianza nel mondo

Quell’elenco di nomi, di date, di luoghi, che ogni anno si allunga, di un olocausto che i più ignorano, è un sigillo alla missione, all’annuncio che il Cristo, figlio di Dio disceso nel mondo, è stato crocifisso ed è risorto per la salvezza di tutti gli uomini. La missione e il martirio nascono dalla certezza che Lui, e soltanto Lui, è la verità e la vita.

Il nostro tempo, che ha visto cadere ideologie che sembravano insopprimibili, ha spinto molti a ripiegarsi su se stessi, rinchiudersi nel guscio dei propri interessi. Altri invece si sono risvegliati con nel cuore un vuoto che aspetta solo di essere riempito, quasi una ricerca del tempo perduto, una sete di Assoluto, che per molti si è tradotto in una scoperta del sacro, un ritorno a Dio.

È, questo, un momento privilegiato per la Chiesa di Cristo, un’opportunità che ci porta ad asserire: una Chiesa senza passione missionaria, oggi, è una Chiesa senza fede, una Chiesa che sta perdendo il suo fondamento: Cristo Signore.

È in questo quadro che prende risvolto e significato la Giornata dei Martiri. Ricordare i martiri, celebrare il loro sacrificio, significa riscoprire la fede, ricevere una nuova spinta per immetterci sulla strada che porta a far risplendere la verità piena di Cristo, al di sopra di ogni incomprensione e divisione.

Il missionario non è un eccentrico che lascia ogni cosa e se ne va per la sua strada; non è un battitore libero.

Quegli uomini e quelle donne che scelgono la missione sono degli inviati: è la Comunità cristiana che manda qualcuno dei suoi figli e delle sue figlie a diffondere quella fede sulla quale la Comunità poggia e vive. L’esempio dei missionari, fatto d’amore per Gesù e i fratelli, domanda di essere seguito. Beate quelle comunità, quelle parrocchie, che hanno espresso e continuano ad esprimere una vita cristiana così autentica da condurre qualcuno dei loro figli fino a saper accettare il martirio. Una vita di fede che nella comunità e nei singoli deve rinnovarsi ogni giorno. Ed in questo impegno l’esempio dei nostri martiri ci è di aiuto, di sprone.

Sarebbe auspicabile che nella Giornata dedicata ai missionari martiri, il prossimo 24 marzo, o in un giorno prossimo a quella data, compissimo un atto di fede, un gesto di fraternità. Ne suggeriamo uno: la pratica della visitazione. In quella giornata proponiamoci una visita ad un luogo di sofferenza, di emarginazione della nostra città, del territorio: un anziano che soffre di solitudine, qualche persona ammalata, i carcerati, per condividere con chi soffre la stessa vita di Cristo.

Questo patrimonio di sacrificio e di sofferenza è la forza propulsiva di chi annuncia il Vangelo fino agli estremi confini della terra.



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