Bibbia e dialogo: Non annacquare il vangelo
Che posto ha il messaggio biblico negli incontri tra diverse religioni? La domanda ha senso, se si pensa che ci sono esigenze e condizioni specifiche da rispettare, per trovare una piattaforma comune, usare un linguaggio "corretto", senza assolutizzare il proprio sistema religioso né sottolineare i difetti degli altri...
Qualcuno si chiede se il dialogo non sia solo tempo sprecato o addirittura un annacquare la proclamazione del vangelo.
Mi sento a disagio nel dare una risposta diretta. Preferisco raccontare due piccole esperienze.
Mister Chen ha scoperto il perché...
Avevamo un piccolo progetto: raccogliere da p. Albert tutte le informazioni possibili, in modo da mettere insieme una breve storia della nascita e dello sviluppo del dialogo interreligioso a Taiwan. Per far ciò, occorrevano due qualità: una buona conoscenza del cinese e la familiarità con p. Albert, il pioniere del dialogo.
Mister Chen Shixian è un giovane giornalista buddhista. È amico del gesuita p. Albert Mathis, direttore dell'ufficio del dialogo interreligioso a Taiwan. Quando ho proposto il lavoro a Chen, lui ha tirato fuori la sua agendina e mi ha mostrato un disegno con alcune parole. Erano i ricordi di un sogno avuto vari anni prima, in cui egli accettava di scrivere la biografia dell'anziano gesuita. Non saprei descrivere cosa ho provato in quel momento.
Solo quando ho compreso meglio il ruolo e il valore che i buddhisti attribuiscono ai sogni, ho potuto apprezzare pienamente la reazione di Chen.
Chen ha completato la sua opera. Le memorie del gesuita p. Mathis sono diventate il primo libro scritto da un buddhista e pubblicato dall'editrice cattolica di Taiwan. Scrivere ha portato Chen più vicino alla chiesa cattolica. Le interviste fatte ai sacerdoti anziani lo hanno lasciato con tante domande irrisolte, su cui egli ha continuato a ricercare.
Ora lavora in un ospedale diretto da suore che rispettano la sua fede buddhista. Chen ha cominciato a partecipare alle preghiere e alle celebrazioni liturgiche. L'ho incontrato recentemente e mi ha confidato che adesso capisce perché i cattolici "si comportano così!". "Così, come?", gli ho domandato. Mi ha elencato una serie di istituzioni di carità dirette da suore e religiosi in varie parti dell'isola. Poi ha concluso: "Lo fate per mettere in pratica il comandamento di Gesù, «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore... e amerai il tuo prossimo come te stesso»".
Donna Clara e le opere di Dio
Recentemente abbiamo iniziato un ciclo di meditazioni bibliche sulla Parola di Dio, con l'obiettivo di favorire una spiritualità di dialogo tra i cristiani che provengono da un ambiente religioso pluralista e vivono immersi in esso. Infatti a Taiwan i cattolici sono una piccola minoranza e generalmente vivono con persone di fede diversa; nella nostra parrocchia S. Francesco Saverio solo quattro famiglie sono cattoliche.
Meditare la Parola di Dio aiuta i nostri cristiani a comprendere e affrontare le situazioni difficili e i possibili conflitti. A volte si immergono nella Bibbia e si esprimono come se intravedessero la loro vita già scritta lì dentro.
Conosciamo la domanda fatta a Gesù all'inizio del racconto della guarigione del cieco nato: "Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?" (Gv 9,2). Io farei tanti ragionamenti su questa storia, ma ecco la convinzione di Chiara, una giovane donna cristiana in lotta con un tumore alla testa.
In famiglia, solo lei era cristiana; i parenti buddhisti credevano nella reincarnazione e, secondo la convinzione tradizionale, la malattia era uno scotto da pagare per qualche errore commesso nelle vite precedenti. I medici erano riusciti a rimuovere la massa tumorale, ma poi è riapparsa in forma più grave. E sono riapparsi anche i sospetti religiosi della colpa fatale.
Sono andato a farle visita e sono rimasto colpito dal suo volto sofferente e sereno. Mi ha confidato il segreto: Chiara sa che "né lei né i suoi genitori hanno peccato; ma è così perché si manifestino in lei le opere di Dio".








