Bibbia e scuola: La Parola costruisce la chiesa
Si pensa che il livello più alto dell'incontro con la Parola di Dio sia lo studio accademico, perché a livello scientifico si dialoga con tutti coloro che hanno studiato sulla Bibbia durante i millenni, e si può raggiungere la conoscenza più sicura su quanto Dio ha voluto dirci nelle Lettere d'amore (così scrive sant'Agostino) che Dio ci ha inviato insieme a suo Figlio.
Ma se chiedete a un bambino di spiegare perché è felice quando il papà o la mamma gli telefonano, o se vi mettete a discutere con lui sul significato di quello che gli hanno detto, egli vi guarderà attonito. Non saprà dirvi molto e capirete che non siete giunti più vicini alla verità, ma avete semplicemente rovinato quello che per lui era un attimo di gioia nel rapporto con i suoi genitori.
Questo è quanto facciamo noi "professori di Bibbia" quando insegniamo agli studenti qualcosa che secondo noi è necessario sapere, ma che per loro significa uno strappo rispetto al loro modo immediato di rapportarsi con il testo biblico. Naturalmente questi strappi sono necessari, come è necessario per un bambino imparare che esistono altri bambini, altre famiglie, che c'è la scuola e la vita sociale.
Nemmeno il modo spontaneo che tanti hanno di leggere la Bibbia è del tutto innocente: spesso la leggono come un libro di storia o di filosofia o di devozione, e pretendono dal testo risposte per le quali il testo non è preparato a rispondere...
La mistica e l'ascetica della Bibbia
E così arrivo in classe con la speranza di non fare troppi danni a coloro che vorrei beneficare... Dico agli studenti che c'è una mistica e c'è anche l'ascetica. Ci sono i momenti belli in cui sentiamo che le Parole ispirate sono davvero un bacio del Signore al nostro cuore; e c'è l'ascesi, i giorni in cui leggiamo cercando di capire e collocare il testo nel suo contesto, di scoprire il faticoso percorso della sua redazione, di avvicinarci all'autore sacro e cogliere la sua intenzione... Il tutto in mezzo alle opinioni diverse e spesso conflittuali di tanti, in epoche e luoghi diversi.
L'altro giorno, quando ho detto questo, gli studenti si sono rasserenati. Forse hanno scoperto un senso per la fatica arida di collezionare tante informazioni - anche incerte e soggette a cambiamenti - sulle pagine bibliche. Spero che questo sereno duri...
Comunque un senso c'è: è il rapporto che si costruisce mentre si fa scuola. L'aspetto più interessante dell'insegnamento, quello che lo rende insostituibile anche in presenza di tanti altri strumenti - lettuta personale, internet, software biblici, corsi per corrispondenza e simili - è proprio il fatto che insegnanti e studenti si trovino faccia a faccia davanti al Testo, presenza di Cristo.
Mentre ci parliamo, in modo misterioso ma reale, "passano" tra noi le nostre intenzioni profonde: io colgo quanto di vita, di impegno, di affetto c'è tra gli studenti verso la Bibbia; e spero che loro colgano la mia passione e la gioia che provo nel trovarmi - accolto e sfidato, salvato e rinnovato - davanti a quella presenza divina. Quasi a sorpresa, durante le lezioni ci sono momenti in cui ci scopriamo incantati dal fascino. Sono i momenti che danno senso al nostro diurno ricercare, sfogliare, memorizzare, e ne fanno scoprire l'importanza.
Qualcosa di speciale: la primavera!
Fin qui, qualcuno potrebbe dire, è praticamente uguale a qualsiasi ora di scuola in qualsiasi parte del mondo. Che cosa c'è di più a Taipei, un paese di missione? Sì certo, è praticamente uguale. Vuol dire che dappertutto è terra di missione, e quindi non possiamo esimerci dallo studiare la Bibbia in questo modo. Ma qualcosa di speciale c'è, ed è ...la primavera. In primavera c'è un senso di freschezza, di attesa, di sorpresa, di gioia, di colori e profumi che sono speciali e riscaldano il cuore.
Così è l'esperienza di leggere la Scrittura insieme, in questi luoghi di missione. Diventare cristiani a Taiwan è una scelta "pesante"; praticamente quanto in Italia scegliere di diventare preti o frati o suore. C'è da andare contro la famiglia, da prendere le distanze dalla società e dalla cultura; c'è da ripensare tutta la propria vita, da ri-programmarla a partire da Cristo.
In questo processo, la Parola di Dio è di grande consolazione, perché apre gli occhi a vedere che quanto avviene in me non è qualcosa di strano: è già scritto nella vita di Israele, degli apostoli, della chiesa. La Parola mi introduce nel mondo nuovo che ho scelto; mi fa vedere che il seme è in realtà una foresta ricchissima.
Davvero riscalda il cuore vedere la meraviglia e l'entusiasmo per le scoperte spirituali che tante persone fanno leggendo la Bibbia, per l'incoraggiamento che ricevono. E di ritorno, la loro gioia trasforma noi missionari in discepoli di quella novità che loro stanno sperimentando. Come la gioia dei bambini insegna di nuovo la vita ai loro genitori.
Per noi e... per loro
In tutto questo, importante è la qualità della relazione vissuta fra noi: se sappiamo vivere l'amore scambievole mentre leggiamo la Bibbia, mentre condividiamo scoperte e informazioni, mentre ci aiutiamo l'un l'altro come compagni di scuola che ripassano insieme la lezione.
Purtroppo anche a Taipei noi missionari portiamo i limiti delle nostre tradizioni. Per noi leggere la Bibbia è un lavoro dopo il quale riposarci; per loro è riposo in mezzo al lavoro. Per noi lo stare davanti a Dio è una questione personale e privata; per loro la comunità è necessaria in modo vitale, come per un neonato l'abbraccio materno. È nella comunità che trovano realizzata e confermata la scelta che fanno di credere in Cristo.
Noi pensiamo che una volta battezzati tutto è fatto, come se partorire un bambino fosse la fine del lavoro: adesso ci pensa lui a vivere! I nuovi cristiani, nel loro entusiasmo, ci chiedono di rimetterci alla scuola del vangelo e della chiesa, di re-imparare insieme con loro a seguire Cristo.
In questo senso, la missione è una delle speranze più grandi anche per le nostre chiese di antica data. Dà l'occasione alla Parola di costruire la chiesa, dovunque.








