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Dice un proverbio brasiliano: “Quando nasce un bambino quelli che stanno intorno sorridono e il bambino piange; ma quando una persona buona muore, quelli che stanno intorno sono tristi, ma chi muore è nella gioia di Dio”.

Mamma Anna, morta il 1° febbraio, è stata una moglie e una mamma esemplare, una “mamma missionaria”. Ha offerto a Dio e alle missioni il figlio primogenito Dante, per 40 anni missionario in Brasile, e che le è stato vicino in questi ultimi anni di vita a Perugia. “Missionaria” anche alla maniera di santa Teresina del Bambino Gesù, con la preghiera e la donazione delle sue sofferenze.

Cent’anni di preghiera e servizio

Tutti i suoi quasi 102 anni di vita sono stati caratterizzati da preghiera e servizio. Ancora giovinetta, si è sacrificata per gli studi del fratello e della sorella più piccoli, diventati maestri. Poi a servizio del marito, dei cinque figli e dei numerosi nipoti e nipotini che il Signore le ha concesso di vedere.

Era stata molto contenta quando suo papà aveva fatto restaurare una chiesetta per gli operai della bonifica di Fiumicino e lei poteva cantare nella Messa e guidare il rosario.

Ha seguito lo sposo Nicola a Mestre, a Montepulciano e a Perugia. Durante la guerra pregava con i suoceri e i due figli piccoli per il ritorno del marito, prigioniero dei tedeschi a Przemyls e a Witsendorf. Dopo la guerra aveva ripreso la recita del rosario con i vicini e la Messa mattutina. Tornando dalla Messa, svegliava i figli dicendo: “Ecco il bacio di Gesù!”.

Dedita al marito e ai figli

Ogni domenica pomeriggio visitava con la famiglia il figlio Dante in seminario, portando la merenda e i panni puliti. Ha assistito il suocero e la suocera nella loro malattia come poi ha fatto con il marito.

Ha continuato a dedicarsi ai figli (Enrico, Piergiorgio, Franco e Maria) e ai nipoti sempre più numerosi, e alle sue pratiche religiose, in particolare la Messa quotidiana, che non ha mai trascurato neanche dopo essere stata colpita da ictus (nel 1998). In questi ultimi due anni ha ricevuto la santa Comunione quotidiana in casa.

Continua la missione

E anche dopo i cent’anni, continuava ancora a essere “missionaria”, testimoniando la fedeltà di Dio a chi veniva a trovarla, invitando figli e nipoti a pregare con lei con i salmi e il rosario, non dimenticando mai di ricordare i missionari nelle sue intenzioni.

Il 28 febbraio 2013, compiendo i cento anni, mamma Anna era circondata da una tribù di trenta unità. C’era anche il figlio missionario, con cui l’anno dopoha celebrato i 50 anni di vita sacerdotale, fino a quando il Signore l’ha chiamata a sé per darle la gioia del paradiso.

Quattro anni di lavoro e d’amore

Fin quando la vista e le mani lo hanno permesso, mamma Anna ha cucito e ricamato vesti liturgiche e capi di vestiario, che venivano poi inviati nelle missioni. Ma il suo capolavoro è il camice che mamma Anna ha realizzato al telaio nelle ore notturne, dopo aver svolto tutti i suoi doveri di casa, per la mia ordinazione sacerdotale.

Ci ha impiegato quattro anni, da quando io avevo cominciato il primo anno di teologia. Il risultato è stato davvero superbo. Ho potuto indossare il camice ricamato da mamma Anna per la prima Messa, il 1º novembre 1964, e l’ho portato con me in missione, quando sono partito per il Brasile il 25 settembre 1965.

Quel camice “materno” è rimasto in Brasile, al termine della prima tappa, in ossequio al mio voto di povertà, di confidare totalmente nella Provvidenza di Dio.

Pazienza! Lei me ne ha cuciti altri cinque o sei, più semplici e secondo le regole liturgiche. Anche questi sono stati lasciati nelle varie missioni brasiliane, meno l’ultimo, che ho portato con me, per ricordare ogni giorno nell’Eucaristia la “mamma missionaria”.



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