Alessandro Brai è sacerdote: Celebrazione gioiosa, interculturale
Palmas Arborea (OR) ha festeggiato un nuovo sacerdote, dopo 400 anni. È successo il 9 ottobre scorso, quando tutti gli abitanti di questo piccolo centro hanno accompagnato il saveriano p. Alessandro Brai e i suoi genitori in chiesa per la prima Messa.
Tutto il paese in festa
Non è mancato il lancio augurale di grano e fiori sul sacerdote e il getto dei piatti sul terreno, come si usa per gli sposi novelli. Questa tradizione indica la fine del legame familiare e l’inizio di una nuova famiglia: la famiglia universale di Alessandro. Durante la processione dalla casa alla chiesa, p. Alessandro si è fermato a salutare le persone malate che erano sulla porta di casa. Ha così raccolto gli auguri e le sofferenze degli abitanti del paese da portare all’altare.
Padre Alessandro ha celebrato la Messa sulla piazza adiacente la chiesa di sant’Antioco. Per l’occasione, la statua del santo patrono era stata trasportata sotto la tenda del palco-altare. Padre Giuseppe Sartori, ora missionario in Colombia, ha ricordato gli anni trascorsi in Sardegna, quando ha incontrato e conosciuto due ragazzi sorridenti, ora saveriani: Alessandro Brai e Andrea Rossi.
Due culture, una preghiera
Sulla piazza di sant’Antioco di Palmas Arborea è avvenuto un vero gemellaggio culturale tra la Sardegna e il Camerun. I colori e i canti del Camerun e della Sardegna si sono fusi insieme nella preghiera di due popoli uniti dalla comune fede in Gesù, Salvatore dell’umanità.
Il coro sardo ha cantato l’atto penitenziale Perdonu Deus meu, mentre p. Alessandro passava tra i fedeli aspergendoli con l’acqua benedetta. La processione offertoriale si è svolta danzando, come si usa in Africa, al ritmo del canto camerunese Oyamba ma bonza ee - Accogli l’offerta. L’hanno eseguito il gruppo dei bambini e delle suore africane del Buon Pastore, congregazione a cui appartengono due zie di p. Alessandro. L’offertorio è stato accompagnato da un coro sardo.
Il coro giovanile ha animato la comunione con un canto italiano e uno francese. Padre Alessandro ha espresso il suo ringraziamento cantando in francese con i sette giovani camerunesi che, alla fine della Messa, gli hanno offerto lo scettro dell’autorità, come si usa per il capo villaggio nei paesi africani.
Mille volte “grazie!”
Nella commossa omelia, p. Alessandro ha detto “grazie”, mille volte. Solo una sintesi.
«Oggi anch’io mi sento, come Pietro e gli apostoli, invitato a prendere il largo e a gettare le reti per la pesca. Come Pietro, mi sento un peccatore, ma anche fortunato, perché la grazia di Dio mi dà la forza di dire: "Signore, sulla tua parola, getterò le reti". La mia ordinazione sacerdotale è opera dello Spirito Santo, della grazia del Signore. Sono stati tanti gli anni di formazione e di preparazione: 4 anni a Macomer, 4 a Cagliari, 2 a Desio, 2 ad Ancona, 1 anno a Parigi e 4 anni in Camerun, la mia terra di adozione. Il Signore mi ha accompagnato in questa avventura fino ad oggi. Perciò il mio primo grazie va al Signore.
Ringrazio i miei genitori che non solo mi hanno dato la vita, ma mi hanno sempre sostenuto durante tutto il cammino e non mi hanno mai fatto pesare il fatto di aver scelto la vita missionaria, di essere partito in Africa per 4 anni, senza mai tornare. Con loro, ringrazio tutta la mia famiglia e le zie suor Tiziana e suor Anna Franca.
Un grandissimo grazie a tutta Palmas Arborea, al sindaco e al parroco, che mi è stato vicino con simpatia e delicatezza. Grazie, don Tonino. Un giorno ti inviterò in Africa e sono sicuro che ti troverai bene, perché hai un grande spirito missionario.
“Fatemi compagnia!”
Io ho ormai una mia famiglia, quella dei missionari saveriani e delle saveriane, con tante comunità non solo a Macomer, Oristano e Cagliari, ma anche in tante altre parti d’Italia e nel mondo. Ringrazio i formatori, i superiori e i direttori spirituali che da Macomer fino a Yaoundé mi hanno seguito. Un grazie a p. Sergio Galimberti e a p. Giuseppe Sartori, più conosciuti come Libi e Ciko.
Ora inizia per me un nuovo cammino. Pregate per me, perché io sia sempre e ovunque un testimone gioioso del vangelo di Cristo. Sono il primo prete di Palmas Arborea.
Altri si decidano a farmi compagnia nel sacerdozio e festeggeremo insieme. A atrus annusu!».







