Unicredit e campagna "Banche Armate"
Pubblichiamo uno scambio epistolare fra un lettore di MO e il direttore generale della Unicredit di via Zamboni a Bologna, a proposito del graduale disimpegno dell’istituto dal finanziamento dell’export legale di armi.
AL DIRETTORE GENERALE DELLA UNICREDIT BANCA (Via Zamboni, 20 - 40126 Bologna)
Egregio Direttore, nella relazione sull’export italiano di armi nel 2003, presentata dal Presidente del Consiglio in Parlamento il 31 marzo 2004, viene evidenziato il coinvolgimento di istituti bancari del nostro Paese. Fra le banche segnalate risulta anche quella da Lei rappresentata, per un ammontare di 31,9 milioni di euro autorizzati e 35,2 milioni segnalati, come da allegato.
Pur apprezzando la diminuzione, avvenuta negli ultimi anni, dei finanziamenti erogati dalla Sua Banca per il finanziamento in oggetto, come cliente della filiale “S. Mamolo” (titolare del c.c.b. n. 2671476) mi sento interpellato, in quanto anche i miei risparmi contribuiscono a sostenere l’export italiano di armamenti. Aderendo alla Campagna di Mosaico di Pace, Missione Oggi, Nigrizia, con la presente La invito a confermare o smentire le mie affermazioni relative al coinvolgimento della Banca da Lei rappresentata.
Mi riservo il diritto di rendere pubblica la Sua risposta, dalla quale dipenderà la mia decisione di continuare o interrompere il rapporto con l’Istituto da Lei rappresentato.
VITTORIO PALLOTTI, BOLOGNA, 10/1/2005.
Egregio Signor Pallotti, abbiamo ricevuto la Sua cortese in data 10 gennaio scorso e vogliamo anzitutto ringraziarLa per la franchezza con cui, ci ha posto un problema delicato, su cui da tempo il nostro Gruppo stava riflettendo. Nel merito, ferma restando la libertà di opinione su un tema che tocca diritti costituzionalmente garantiti e il principio della libertà di impresa,
La informiamo che già alla fine dell’anno 2000 UniCredito Italiano ha ritenuto di avviare un processo di graduale disimpegno dal finanziamento dell’export legale di armi, ritenendo comunque prioritaria l’affermazione di una visione etica dell’attività bancaria.
Alleghiamo per completare l’informazione e meglio motivare la decisione presa, un articolo pubblicato su Uninews il 6 ottobre 2003 e un intervento del Signor Riccardo Della Valle, responsabile staff Bilancio sociale e ambientale di UniCredito Italiano, pubblicato anche da “Valori - Mensile di economia sociale e finanza etica”, n. 21, settembre 2003.
- UNICREDIT BANCA, DIREZIONE GENERALE (C. ACQUAVIVA)
- BOLOGNA, 2 FEBBRAIO 2005
E gregio Sig. Acquaviva, nel prendere atto con piacere delle intenzioni della Unicredit Banca di proseguire nel suo graduale disimpegno dal finanziamento dell’export di armi, mi impegno a diffondere per quanto possibile questa notizia in ambito pacifista invitando i miei interlocutori a fare altrettanto. Nel confermare la mia permanenza come cliente nella Unicredit Banca, mi sento in dovere di comunicare la mia intenzione di seguire con attenzione l’evolversi di questo vostro impegno.
VITTORIO PALLOTTI - BOLOGNA, 15 FEBBRAIO 2005.
C ome ripetutamente documentato dalle tre riviste promotrici della Campagna di pressione alle “banche armate” (si veda ad es. MO 7/2001 e MO 9/2004), già nel dicembre 2000 la Direzione centrale del gruppo Unicredit ha emesso ordini di servizio per non assumere nuovi contratti di appoggio e finanziamento all’export autorizzato di armi italiane.
Un impegno che il Gruppo Unicredit Banca d’Impresa ha confermato negli anni successivi e che sta gradualmente onorando avendo già ridotto di misura le proprie operazioni nel settore: nel 1999, anno del lancio della Campagna, il gruppo di provenienza di Unicredit (Unicredito Italiano) con 1248 miliardi di lire ricopriva, infatti, più della metà del totale degli importi autorizzati. Nell’ultima Relazione governativa disponibile (2004), però, Unicredit Banca d’Impresa continua a comparire nella tabella delle “nuove autorizzazioni” con 39 operazioni del valore complessivo di 30,1 milioni euro che rappresentano il 4,2% del totale delle transazioni.
C’è da ritenere, pertanto, che il Gruppo stia portando a termine impegni assunti negli anni precedenti. È importante, comunque, continuare la pressione e il monitoraggio affichè Unicredit e gli altri Istituti di credito mantengano gli impegni assunti.
GIORGIO BERETTA.







