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Trovare un paese in pace - Tanzania, Campo profughi Ngara-Benako

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ABBIAMO BISOGNO DI TROVARE UN PAESE IN CUI CI SIA PACE

Presentiamo la drammatica testimonianza di una rifugiata rwandese, di cui omettiamo il nome: dopo aver vagato per mesi nello Zaire, è giunta in Angola. Ma anche lì ha trovato la guerra.

Dopo un lungo viaggio – sempre di corsa  - durato circa sette mesi attraverso lo Zaire, siamo riusciti ad entrare in Angola. Arrivati al confine tra Zaire ed Angola, abbiamo atteso tre settimane per ottenere un permesso che non arrivava. Durante tale periodo parecchi di noi sono morti di fame e di malattie. Mentre stavamo scappando, ci hanno sparato addosso al punto che alcuni di noi sono stati colpiti ed uccisi, altri sono tornati indietro. Di nuovo abbiamo fatto pressioni sulle autorità dell’Angola per ottenere il permesso di entrare e finalmente, il 5 maggio ’97, ce l’hanno concesso.  

Per un altro mese la guerra ha continuato a colpirci: ci siamo rifugiati nella foresta, dove non c’era niente, né un centro abitato né una sola persona. Nel viaggio intrapreso in Zaire avevamo incontrato tante difficoltà ma - vi confesso - nulla di paragonabile a quelle incontrate in Angola! In questa foresta abbiamo vissuto malissimo: la fame era tremenda, mangiavamo solo erba; non avevamo né sale né sapone né olio né medicinali; incontravamo solamente bestie selvagge. Ci siamo ammalati di tutte le malattie immaginabili a causa della mancanza di igiene.

I pensieri in quel momento erano veramente disperati così, senza mangiare; sento di non riuscire a raccontarli.

È durante questo mese che abbiamo ottenuto il permesso di raggiungere una località, dove erano radunati altri 1.800 rifugiati. Ci siamo arrivati in 60. Da dove eravamo fino a qui abbiamo percorso 400 chilometri e tutto con le nostre gambe, malgrado le pochissime forze.

Giunti qui notiamo che l’Unhcr sostiene i rifugiati, ma i viveri non sono adatti, in quanto ci danno mais, olio, sale e farina per fare la bouillie, ma questo non è  sufficiente per persone gravemente denutrite! I bambini rimasti sono così pochi da poterli contare sulle dita; a loro hanno dato, per una sola settimana, latte da bere.

Purtroppo non abbiamo forza per cercare di guadagnare qualcosa con il lavoro e comprare così ciò che manca all’alimentazione che ci danno. È un vero problema, ma il più grave è che dopo tutta la traversata arriviamo in una zona in cui, malgrado la presenza dell’Unhcr, c’è ancora guerra!

Sono malata, senza forze, sono quasi diventata un’invalida ma se potessi trovare cibo a sufficienza potrei guarire, in quanto capisco che tutto è dovuto ad un’alimentazione non equilibrata ed insufficiente.

Da parte mia non penso di restare in questo paese visto che anche qui, da tanto tempo, c’è guerra; ci siamo arrivati solo perché era il più vicino da raggiungere a piedi. Però una volta guariti e ritrovate le forze, cercheremo di uscirne. Abbiamo bisogno di trovare un paese dove ci sia pace, dove poter riposare perché siamo stanchi!  L’Unhcr afferma che, una volta trovato un paese disposto ad accogliere i rifugiati, potrebbe aiutarci ad arrivarci e nell’insediamento.

Il problema è quindi quello di trovare un paese, un posto migliore di questo. Per ora mi fermo qui. Non ci rimane che risentirci presto, se Dio ce lo concederà.

Una rifugiata rwandese

TANZANIA, DAL CAMPO PROFUGHI DI NGARA-BENACO

Vari cambiamenti si sono verificati in questi ultimi mesi.  Alcuni rifugiati, sfiduciati e stanchi della vita “disumana” dei campi, sono rientrati in Burundi, nonostante i rischi che là corrono.  Viceversa, altri nuovi stanno arrivando, specie dalle province Nord-Est e Sud del Burundi.  In tutto, ora, i rifugiati burundesi in Tanzania sono circa 400.000. Proprio in questi giorni, attraverso le onde della BBC, l’Alto commissariato per i rifugiati sconsigliava questi ultimi a ritornare nel loro paese, non essendoci le condizioni adatte per un rimpatrio.  Il che è tutto dire, avendo constatato più volte la pressione esercitata, dallo stesso Alto commissariato per un “rimpatrio volontario”.

Ci resta sempre il grave problema dei giovani, sfaccendati e pertanto esposti a insidie di ogni sorta. Purtroppo la condotta etico-morale tra molti di loro è in degrado. Il mese scorso c’è stata un’epidemia di febbre tifoidea che ha mietuto vittime: 300 circa, tra le quali molti bambini.  Come se non bastassero: miseria, sofferenza e frustrazioni di ogni genere…

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