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INCREDIBILE! GLI AFRICANI MIGRANO POCO FUORI L’AFRICA

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Negli ultimi anni le migrazioni dall’Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa, rappresentano uno dei temi che maggiormente riempiono i nostri schermi televisivi. Se le migrazioni dal Medio Oriente hanno una chiara origine politica (in particolare dopo l’inizio della guerra civile in Siria, nel 2011), quelle dall’Africa non sono solo per cause politiche, ma anche economiche ed ambientali.

UNA MINORANZA ATTRAVERSA IL MEDITERRANEO

Con una popolazione di 1,2 miliardi di abitanti (ma destinata a raddoppiare nel giro di pochi decenni), secondo il ricercatore Giovanni Carbone, dei 27 milioni di emigrati che fino al 2017 provenivano dall’Africa subsahariana (pari a tre quarti di tutti i migranti africani, inclusi quelli dal Nord Africa), solo una minoranza di 8 milioni, dopo aver lasciato la propria terra, si era stabilita in Europa, Nord America, Medio Oriente o altre regioni del globo. Perciò, ben 19 milioni si erano fermati in Africa. Se le immagini di migranti clandestini che attraversano il Mediterraneo alimentano la paura di una “invasione”, questi viaggi pericolosi sono in realtà un’eccezione.

Nell’Africa subsahariana ci sono notevoli differenze fra i vari paesi in termini di opportunità lavorative. Alcuni specifici percorsi migratori, poi, sono legati a reti di contatti che privilegiano alcune destinazioni rispetto ad altre: si pensi, per esempio, alla presenza di una diaspora nigeriana molto numerosa in Sudan, paese che non confina con la Nigeria, ma che ha notevoli affinità culturali rispetto ad alcune comunità.

POLI DI ATTRAZIONE IN AFRICA

I principali poli di attrazione in Africa sono i paesi con economie più diversificate: Sudafrica nella regione australe, Costa d’Avorio in quella occidentale, oltre a Nigeria e Kenya.

Si consolidano corridoi migratori verso la possibilità di trovare lavoro in ambito agricolo o minerario: è il caso dei flussi dal Burkina Faso e dal Mali verso la Costa d’Avorio, come pure quelli dal Mozambico e dallo Zimbabwe verso il Sudafrica.

Ci sono poi anche migrazioni verso contesti politici più stabili, ad esempio verso Etiopia o Kenya che ospitano persone fuggite da Eritrea, Somalia e Sud Sudan, o verso l’Uganda che accoglie i rifugiati dai conflitti in Sud Sudan e Congo RD.

Come evidenzia il Rapporto Unctad (Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo) 2018:I movimenti di popolazione al di fuori delle frontiere offrono spesso agli individui la possibilità di una vita migliore, e presentano vantaggi sociali ed economici tanto per i paesi di origine quanto per i paesi destinatari. Così come per le generazioni future”. L’Africa è il continente che accoglie la maggior parte di rifugiati e sfollati a livello mondiale.

DISSIPARE UNO STEREOTIPO

Nella seconda edizione di “Les Panafricaines” (Forum delle donne giornaliste d’Africa), a Casablanca (Marocco) nel novembre 2018, su “Migrazioni africane, un’opportunità per il continente, una responsabilità per i media”, è stato messo l’accento sulle politiche governative da adottare di fronte ad un fenomeno planetario che colpisce in pieno il continente africano.

Gli stereotipi veicolati da media non africani sostengono che la migrazione internazionale sia soprattutto africana. Le statistiche delle Nazioni Unite mostrano che circa la metà dei migranti sono donne, quelli regolari nell’80 per cento dei casi e, anche se dipinti come un fardello dal punto di vista economico, sono invece un fenomeno che avvantaggia sia i paesi da cui provengono sia i paesi dove si installano. Pur non rappresentando che il 3,4 per cento della popolazione mondiale, i migranti contribuiscono per il 9,4 per cento al Pil mondiale. Per quanto concerne la migrazione africana (al centro dei dibattiti a Casablanca) i poteri pubblici avranno notevoli difficoltà a dissipare i malintesi e gli stereotipi che la circonda.

UN MIGRANTE PLURALE

L’africano, secondo il Rapporto Unctad, è un migrante plurale, diverso da quello presentato dai media e dalle statistiche: un giovane di 31 anni con competenze limitate. Basti pensare al destino delle sue rimesse finanziarie: in parte vanno in beni di consumo da parte delle famiglie rimaste nel paese, in parte anche a finanziare l’educazione e la sanità. Inoltre, la diaspora investe in progetti a lungo termine (soprattutto infrastrutture), avvalendosi spesso di facilitazioni fiscali concesse dai governi. E ancora, non è vero che la fuga dei cervelli sia un dramma per l’Africa, anzi le persone espatriate contribuiscono a loro modo allo sviluppo del continente. È l’Europa stessa ad incoraggiarla, anche se non si parla mai di ingegneri e medici africani (formati negli istituti e nelle università africane, con i soldi degli africani) assunti nei suoi istituti: una migrazione scelta, selettiva, che nasconde una grande ipocrisia!

Il Rapporto Unctad analizza anche la relazione fra migrazioni e commercio, evidenziando come la domanda di prodotti alimentari da parte di migranti intra-africani abbia fatto aumentare le importazioni di derrate alimentari provenienti dai paesi di origine, mentre la popolazione della diaspora possa promuovere il commercio del loro paese di origine, consentendo ai prodotti di raggiungere mercati più vasti.

Il 21 marzo 2018, 44 paesi africani hanno firmato la creazione di una Zona continentale africana di libero scambio, e 30 di loro il Protocollo sulla libera circolazione delle persone.

I MOLTI POLI DELLE MIGRAZIONI INTERNE AFRICANE

In primo luogo, la spinta delle migrazioni internazionali in Africa è in parte dovuta agli sforzi degli Stati africani per rafforzare l’integrazione regionale. Le Comunità economiche regionali (come Cedeao nell’Africa occidentale e Cae nell’Africa orientale) hanno fatto della libera circolazione delle persone un principio chiave dei loro sforzi verso una maggiore integrazione.

Oltre ad aver creato passaporti regionali, hanno recentemente soppresso l’obbligo del visto per i cittadini degli Stati membri. Nel marzo 2018 l’Ua (Unione africana) ha adottato un protocollo sulla libera circolazione a scala continentale, che se sottoscritto ed attuato da tutti gli Stati membri migliorerà in modo considerevole le migrazioni intra africane.

Nell’immaginario collettivo le persone che migrano vanno in Europa, ma da molto tempo la migrazione in Africa è all’interno del continente e si declina su numerosi poli, come ben ricordava la socio-antropologa Sylvie Bredeloup coordinando numerosi ricercatori africani ed europei.

Un primo polo è attorno alla Costa d’Avorio (2,3 milioni di migranti su una popolazione di 24,3 milioni), un paese poco popolato che per sfruttare le sue ricchezze agricole attira manodopera da Mali, Burkina Faso, Guinea e Senegal. Un secondo polo si è costruito attorno alla Nigeria (1,5 milioni di migranti con una popolazione di 191 milioni), la cui rendita petrolifera ha attirato popolazioni del Ghana e del Benin. Un terzo polo è attorno al Senegal, che per ragioni storiche attira dalla Guinea e dal Capo Verde. L’ultimo polo è concentrato nell’Africa australe, dove le miniere d’oro e di diamanti del Sudafrica (che accoglie 4 milioni di migranti con una popolazione di 56,7 milioni) hanno attirato tanti abitanti di Zimbabwe e Mozambico, e più recentemente dell’Africa centrale ed anche occidentale.

PRIORITÀ VERSO I PAESI CONFINANTI

Le persone che si spostano si dirigono prioritariamente verso i paesi vicini, per sfruttare sia le terre sia le ricchezze minerarie o petrolifere. Quelle che si spostano maggiormente sono le popolazioni dell’Africa occidentale, che circolano all’interno del loro spazio regionale, rispetto alle popolazioni dell’Africa centrale che circolano meno o si spostano semplicemente all’interno del loro paese.

L‘Africa sta anche diventando una regione molto attraente sul piano economico per una popolazione sempre più internazionale, ed anche a causa delle crisi europee ci sono sempre più cittadini europei che cercano di installarsi in Africa (avventurieri, pensionati, giovani disoccupati alla ricerca di un nuovo Eldorado), come per esempio portoghesi che lasciano il loro paese per installarsi in Mozambico od in Angola.

Nel 2019, secondo il World Migration Report 2020 dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni, oltre 21 milioni di africani sono stati costretti a migrare, la maggior parte tra regione e regione all’interno del continente. Il numero di africani che vivono in regioni diverse da quelle di origine è passato da circa 17 milioni nel 2015 a quasi 19 milioni nel 2019. L’aumento della migrazione intra regionale ha determinato anche cambiamenti significativi nella popolazione dei paesi di accoglienza, come per esempio nel caso della Guinea Equatoriale e del Sudafrica. Se nel 2005, i migranti internazionali rappresentavano meno dell’1 per cento della popolazione della Guinea Equatoriale ed il 2,8 per cento di quella del Sudafrica, nel 2019 questa percentuale è salita a quasi il 17 per cento in Guinea Equatoriale ed al 7 per cento in Sudafrica.

LE MIGRAZIONI SONO INTRA-AFRICANE

La diaspora africana, stando ai dati delle Nazioni Unite del 2017, è di 36 milioni su una popolazione africana di 1,2 miliardi di persone, cioè soltanto il 3 per cento della popolazione africana è coinvolta nelle migrazioni.

L’africano è colui che emigra meno nel mondo, e anche quando emigra lo fa soprattutto nella sua sotto-regione: l’88 per cento all’interno dell’Africa e nell’Africa occidentale questo tasso supera il 90 per cento.

Secondo la Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa, meno del 12 per cento dei flussi migratori diretti verso l’Europa proviene dall’Africa. La maggior parte delle migrazioni nel mondo si effettua all’interno degli Stati e riguarda da 750 a 800 milioni di individui.

Le guerre continuano ad essere una delle cause principali degli spostamenti, ma da qualche anno il numero delle persone che si spostano in seguito a catastrofi climatiche (25,3 milioni di persone ogni anno) è ben superiore a quelle per conflitti. Nel 2019 il numero dei migranti internazionali era calcolato in 272 milioni (50 milioni in più del 2010), tre volte meno delle migrazioni interne, il 3,5 per cento della popolazione mondiale. Il numero dei migranti africani che hanno lasciato il loro continente non è trascurabile, ma la migrazione infra regionale è superiore a quella extraregionale e numerosi fattori chiave contribuiscono a spiegare questo fenomeno.

L’ACCOGLIENZA DEI RIFUGIATI

La maggior parte dei rifugiati e richiedenti asilo del continente sono stati ospitati nei paesi limitrofi a quello di provenienza. Il Sud Sudan ha generato il maggior numero di rifugiati in Africa nel 2018 (2,3 milioni) e si è classificato al terzo posto nel mondo, con la maggior parte dei rifugiati ospitati in paesi vicini come l’Uganda.

Dopo decenni di conflitti, la Somalia ha prodotto il secondo più alto numero di rifugiati nella regione, ospitati prevalentemente in Kenya ed Etiopia. Altre grandi popolazioni di rifugiati provengono dal Sudan, dal Congo RD, dalla Repubblica Centrafricana e dall’Eritrea. L’Uganda è rimasta il maggior paese d’accoglienza dei rifugiati della regione, con circa 1,2 milioni che vivono nel paese: la maggior parte proveniva dal Sudan meridionale e dal Congo RD. Altri grandi paesi che nel 2018 hanno ospitato i rifugiati sono stati il Sudan e l’Etiopia.

I movimenti di persone più consistenti in Africa si sono verificati nell’Africa subsahariana, con la maggior parte di sfollati a causa di conflitti, non di disastri. Alla fine del 2018, ci sono stati 2,9 milioni di nuovi sfollati in Etiopia, il numero più alto a livello mondiale. Oltre agli sfollati a causa del conflitto, vi sono stati più di 290mila nuovi sfollati in Etiopia a seguito di disastri climatici. Nel 2018, il Congo RD ha registrato il secondo più alto numero di nuovi sfollati in Africa e nel mondo, con un totale di 1,8 milioni di persone. È importante ricordare che i disastri climatici e ambientali stanno diventando un fattore scatenante e lo saranno sempre più. Un recente caso emblematico è stato quello del Mozambico devastato dal tifone Idai (2019).



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