FRANCESCO SETTIMO ANNO / QUALE RIFORMA DELLA CHIESA?
Entrando nell’ottavo anno di pontificato di Francesco, appare sempre più evidente che questo è un grande periodo di transizione per la Chiesa. Si diceva di Giovanni Paolo II che fosse il Mosè destinato a portare la cattolicità nel XXI secolo. In effetti la traversata in direzione della contemporaneità è molto più complessa e faticosa. Wojtyla ha collocato la Chiesa cattolica su frontiere nuove e inedite. Pensiamo alla pari dignità riconosciuta alle religioni nel grande incontro di Assisi del 1986. Al solenne mea culpa sugli errori e gli orrori commessi dalla Chiesa nei secoli, in occasione del solenne giubileo del 2000. All’enciclica Ut unum sint con la prospettiva di un papato ripensato fraternamente con le altre confessioni cristiane.
RIFORMA E CONVERSIONE
In questo esodo verso la contemporaneità globalizzata e multiculturale Francesco ha capito che non basta muovere la Chiesa in modo nuovo. È l’istituzione stessa, nella sua struttura e auto-comprensione, che deve cambiare. Attuare una conversione, come dice il pontefice argentino con linguaggio religioso. Perché senza questa conversione – ed è ciò che il fronte ecclesiale conservatore si rifiuta di capire – la Chiesa non è in grado di interloquire con la società attuale e meno che mai con le nuove generazioni alle quali la “polvere e la pompa” di una dimensione fossilizzata (così appassionatamente denunciata dal card. Martini in punto di morte) dice poco.
Franco Ferrari nel suo libro percorre con precisione e partecipazione le tappe di questa impresa gigantesca di “conversione” del papato, della Chiesa e della missione. [...] Francesco sta ri-formando il papato, spogliandolo di qualsiasi paludamento monarchico, indicando il papa quale discepolo di Cristo in predicazione sulle vie del mondo, vescovo di Roma che presiede a tutte le Chiese unicamente “nella carità”.
Francesco sta ri-formando la curia, spogliandola del ruolo di stato maggiore che invia ordini alle Chiese locali e sforzandosi di indirizzarla ad una funzione di supporto al papa e agli episcopati locali. Francesco sta ri-formando la Chiesa, insistendo sul suo indispensabile carattere di comunità in cui papa, vescovi, preti, religiosi e religiose, laici uomini e donne camminano insieme, annunciano insieme la Buona Notizia e condividono (in prospettiva) l’onere delle decisioni.
Centrale da questo punto di vista è il capitolo V, “La Chiesa è un popolo”, in cui viene sottolineato che nella visione di Francesco è tutto il popolo di Dio, secondo la dizione del Vaticano II, ad avere la missione di diffondere il Vangelo senza commettere l’errore di considerare la comunità ecclesiale in veste clericale e (parole del papa) “restringerla ai sacerdoti e ai vescovi… (che) sono parti della Chiesa”. Perché “la Chiesa siamo tutti!”, rimarca Bergoglio rivolto ai fedeli in piazza San Pietro.
MISERICORDIA E GIUSTIZIA
Ferrari mette in luce la finezza con cui, superando l’ideologia punitiva ancora presente in larga parte del bagaglio culturale del clero, il papa risolve il rapporto tra giustizia e misericordia. Non vi è contraddizione, anzi la misericordia “è la pienezza della giustizia” e in ultima analisi attributo dell’onnipotenza divina. C’è profondità teologica nel dialogo di Francesco con il settimanale tedesco Die Zeit, quando fa notare che nel chiostro di una chiesa francese il lato di un capitello mostra Giuda che si impicca e l’altro lato il Buon Pastore che si pone il suo cadavere sulle spalle.
Per quanto siano ben distinte le forti personalità degli ultimi pontefici, a volte anche con risvolti contrastanti, vale la pena guardare alle vicende della Chiesa con l’occhio dello storico Fernand Braudel, che invitava a osservare i processi di lunga durata. Si noteranno allora rimandi e collegamenti tra il primato della misericordia di Francesco e la decisione di papa Ratzinger di marcare l’inizio del XXI secolo – così segnato dal fondamentalismo e terrorismo religioso e dallo svuotarsi delle chiese – con un’enciclica che mette in primo piano il Dio-Amore (Deus caritas est).
La stessa robusta continuità si ritrova nella dottrina sociale che va da Giovanni XXIII a Benedetto XVI fino a culminare nell’enciclica verde di Francesco, che unisce in maniera realistica il degrado ambientale al sociale. Un’economia priva di dimensione sociale e non inclusiva, che scarta ciò che non corrisponde al massimo profitto, uccide – ricorda il papa. Lanciando l’allarme per l’arrendersi della politica dinanzi al paradigma tecnologico e finanziario.
I NEMICI DELLA RIFORMA
Ci sono nemici intorno a Francesco, lupi che invece di ammansirsi come accadde con il Santo di Assisi, sono diventati sempre più aggressivi. È inutile sottovalutarli. Il Web ne amplifica l’aggressività. Costituiscono un buon 30 per cento del mondo ecclesiale. E sperano – come ha detto con franchezza il card. Walter Kasper – che il papa argentino se ne vada e sia possibile spingere il conclave futuro ad un cambiamento di linea. Ma, nota acutamente Ferrari, l’ostacolo maggiore alle riforme viene da una palude timorosa del futuro, della ricerca di nuove vie [...]. “Una maggioranza silenziosa... quella parte di religiosi, clero e gerarchia che resta in silenzio (e) sostanzialmente prosegue come prima e secondo la strategia del giunco aspetta che la piena passi”.
L’ESEMPIO DELLA GERMANIA
Anche questo fa parte di ogni esodo. Dove però è assolutamente giustificato l’allarme per la posizione sostanzialmente attendista, che caratterizza il mondo variegato dell’associazionismo laicale. Quel mondo che in Italia è così dinamico e attivo sul piano sociale e praticamente silente sul piano ecclesiale perché incapace di coordinarsi. Si veda al contrario il protagonismo dell’organismo centrale dei cattolici tedeschi, che ha iniziato con i vescovi il cammino sinodale della Chiesa in Germania.
La lezione del Concilio è ancora valida: senza una larga mobilitazione e partecipazione a tutti i livelli la Chiesa non si riforma. Servirà, come suggerisce l’autore, la scossa di un Vaticano III?
LOTTA AL CLERICALISMO
In questa visione occupa un posto centrale la lotta al clericalismo, che il papa ha bollato con parole durissime definendolo una perversione perché trasforma in potere un compito di servizio. [...] Nel 2018, all’apice degli scandali internazionali di pedofilia, Francesco ha rimarcato non a caso che alla radice della piaga degli abusi in seno alla Chiesa sta il clericalismo: abuso di potere, di coscienza, sessuale.
“Camminare” è un verbo che ricorre spesso nei discorsi di Francesco.
Nasce dalla necessità che la Chiesa non rimanga infossata nelle trincee di secoli passati e – soggettivamente – dalla consapevolezza che il suo contributo personale è valido per un pezzo del tragitto perché la Chiesa vive di marce lunghe. Fondamentale nel cammino intrapreso da Francesco è la riscoperta e la ri-presentazione del volto di Dio come misericordioso. […]
L'articolo riprende, in parte, la Prefazione del volume. Si ringraziano le Edizioni Paoline per la gentile concessione.






