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Il Sud del mondo esercita sempre un fascino speciale. Chi deve scegliere una meta per le vacanze cerca i Caraibi, la Patagonia, i siti precolombiani, le spiagge del Brasile, i monumenti dell’Asia, le bellezze della natura africana. Chi vuole servire (con persone o denaro) una Chiesa di missione privilegia l’Africa, l’America latina o l’Estremo Oriente. Chi è interessato a grandi investimenti (in alimenti, energia, terre, acque, minerali, manodopera a basso costo) mette occhi e capitali su quei paesi. Chi intende espandere la propria influenza politica stabilisce lì le proprie “colonie”.

Se in altri tempi differenze e confini mondiali sorgevano da ideologie o schieramenti politici, oggi questi sono superati dalla tecnologia, dalle comunicazioni, dalle religioni, dalla scienza, dal traffico di armi, dal narcotraffico, dal commercio, che spadroneggiano fin nei villaggi più sperduti del pianeta. Il Sud continua ad essere una “terra da conquistare e sfruttare”. Il “villaggio globale” ha nei paesi “sviluppati” del Nord il centro di potere e le grandi imprese dell’Ue, Usa, ecc. da anni si sono impossessate delle risorse strategiche in molti Stati del Sud: l’Enel ha acquistato l´82% delle acque del Cile, il sangue corre in alcuni paesi dell'Africa dove si estrae uranio, la Cina compra enormi estensioni di terra in quel continente e Benetton un milione di ettari nella Patagonia argentina, ecc.

Ai credenti queste situazioni pongono un problema non solo politico o economico, ma sopratutto etico e spirituale, perché non possiamo separare le persone, le culture e i popoli dai loro beni naturali, essenziali per la vita. La nostra fede in Dio Creatore e Signore di tutte le sue creature, che dona vita con abbondanza e ci regala i beni del pianeta per condividerli e usarli con saggezza e amore, pensando anche alle generazioni future.

Negli ultimi anni sta maturando la coscienza di come li stiamo distruggendo e concentrando in poche mani, facendone una merce che esclude e condanna alla morte soprattutto i più poveri. Sono quindi sorte numerose organizzazioni sociali che protestano (essenzialmente in forma pacifica) contro le invasioni dei loro territori da parte di imprese transnazionali in combutta coi poteri politici locali, col corollario di gravi offese ai diritti umani e irreparabili danni ambientali. È il nuovo grido di liberazione di popoli sottomessi e sfruttati, obbligati a una crescente povertà e all’emigrazione di massa. Tra qualche anno lo spagnolo sarà la lingua più parlata negli Stati Uniti, mentre l’Europa ha volti, culture, religioni e colori sempre più africani. Il mondo è cambiato.

E noi siamo cambiati nella nostra relazione coi beni della creazione, con le persone e con lo stesso Creatore? Quindi, è bello vivere al Sud?

Certo i popoli del Sud soffrono perché depredati dalle potenze del Nord. Ma, grazie alla loro grande forza spirituale, lottano comunitariamente per la giustizia, lanciano con amore un forte grido di liberazione, aprono con passione nuove strade per far rispettare il creato, vivono con gioia, speranza e partecipazione ecclesiale una fede dinamica nel Signore, credono che un “altro” è possibile, con sobrietà, solidarietà ed equità. Essi sentono la profonda comunione dell’etica e della spiritualità cristiane con le antiche culture indigene, la cui attualità si manifesta nell’armonia col creato (la Madre Terra), con le persone e le loro culture (relazioni di fraternità e giustizia) e col Creatore (adorazione), quale unica fonte di energia e di amore.

Non era questo il progetto, profondamente cristiano, di San Francesco, Gandhi, Luther King?

La nuova evangelizzazione, missione essenziale della Chiesa, cercherà soltanto di ricomporre definizioni dogmatiche, “conquistare” persone e popoli, recuperare espressioni liturgiche del passato o saprà aprire nuove vie, inauguare nuovi luoghi di incontro per infiammare i cuori e vivere con gioia le nuove sfide e lotte per evangelizzare le culture di questa nuova epoca dell’umanità?

Aysén (Cile), 5 gennaio 2012.



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