Giubileo in Uruguay - L'8 x MILLE - Parrocchie e “Banche armate”
IL MIO GIUBILEO IN URUGUAY
Don Giancarlo Moneta, missionario Fidei donum della diocesi di Novara, da oltre 20 anni in Uruguay e attualmente impegnato nel recupero dei giovani tossicodipendenti della disastrata periferia di Montevideo, ci ha fatto pervenire queste brevi considerazioni sul Giubileo. Crediamo opportuno portarle a conoscenza di un pubblico più vasto. (Mario Bandera, Direttore C.M.D. Novara).
Il Giubileo è tempo di riconciliazione con Dio, con le creature, con se stessi e con le utopie evangeliche. Ho cercato di fare del mio meglio e ho scoperto che celebrare il Giubileo è più che altro scuotersi di dosso le paure e le false sicurezze che ci fanno egoisti e solitari.
Ho celebrato il Giubileo con tanti amici di Pajas Blancas, del Chuy, della Teja di Paso Molino in vari incontri dove ci siamo detti che vogliamo continuare a mettere in comune la vita, a diffondere la pace e i diritti umani, a stare con gli ultimi, a celebrare l’amicizia.
Ho celebrato il Giubileo con una quindicina di giovani che stanno tentando seriamente di uscire dal pozzo della droga e con quattro che quest’anno ce l’hanno fatta.
Ho celebrato il Giubileo con gli amici che dall’Italia hanno appoggiato i piccoli segni che realizziamo in Uruguay, soprattutto con i volontari che hanno lasciato la testimonianza del loro amore per gli altri.
Ho celebrato il Giubileo con alcune famiglie e gruppi che hanno abbandonato rancori vecchi e nuovi, discordie più o meno giustificate e si stanno riunendo per fare progetti insieme.
Non sono riuscito ad andare a Roma, ho cercato di privilegiare il Giubileo periferico, umile, che ha toccato chi è un po’ fuori strada, in difficoltà, in alcuni casi in crisi di fede e di amore.
GIANCARLO MONETA.
L’OTTO PER MILLE
Le scrivo in relazione alla lettera aperta di don Gennaro Somma “L’otto per mille e la difesa popolare nonviolenta”, da voi pubblicata a pagina 39 nel numero di ottobre 2000 di Missione Oggi.
A correzione di quanto asserito da detto sacerdote, vorrei segnalarle che la Conferenza episcopale italiana ha provveduto a erogare 200 milioni, in data 8 settembre 2000, alla Caritas italiana, come contributo all’attività degli obiettori di coscienza in Kosovo e Albania, nell’ambito delle iniziative di sperimentazione nel campo della Difesa popolare non violenta.
Vorrei evidenziare che questa somma, come altre destinate a finalità di rilievo nazionale, viene erogata secondo tempi tecnici articolati, perché proviene dall’otto per mille, cioè – come noto – da una risorsa che si rende disponibile per la Cei in un unico versamento annuale da parte dello Stato e l’istruttoria delle pratiche richiede un certo impegno. Un saluto cordiale.
PAOLO MASCARINO, Responsabile del Servizio.
PARROCCHIE E “BANCHE ARMATE”
Caro don Piero (parroco di S. Giorgio, Locorotondo)
Ti informiamo che abbiamo scritto alla nostra Banca (più precisamente alla Direzione Generale del Banco di Napoli), nell’ambito della proposta sulle “Banche armate”, chiedendo a tale Istituto bancario di confermare o smentire per iscritto il suo eventuale coinvolgimento in operazioni di esportazione di armi, attraverso finanziamento o semplice appoggio. Con l’occasione abbiamo sollecitato tale Banca ad un orientamento più attento alle redistribuzione del credito a favore dell’economia sociale e delle fasce più povere di popolazione. Poiché tale scelta l’abbiamo maturata in ascolto dell’Evangelo, vorremmo poterla sviluppare assieme alla nostra parrocchia ed a te.
GIANFRANCO E MARIA SOLINAS.







