Campagna italiana per la sovranità alimentare
Noi sottoscritte organizzazioni sociali e non governative (Acli, Aiab, Arci, Ari, Consiglio diritti genetici, Flai-Cgil, Fai-Cisl, Uila-Uil, Crocevia, Legambiente, Volontari nel mondo- Focsiv), esprimiamo profonda preoccupazione per il futuro dei sistemi agrari e alimentari del pianeta [...]. Siamo per il riconoscimento del principio della sovranità alimentare quale presupposto per definire le politiche agro-alimentari di ogni Paese e le strategie che riconoscano la prioritaria necessità di debellare la fame dal pianeta attraverso uno sviluppo rurale sostenibile sul piano ecologico e sociale.
Riteniamo che il commercio agro-alimentare debba essere regolamentato, [...] secondo norme e criteri specifici a tutela dei produttori, dei lavoratori, dei consumatori e dei mercati locali, riconoscendo il legame fra produttori e territorio (ad esempio con strumenti e meccanismi di tutela, a livello mondiale, delle produzioni tipiche). [...]
Valutiamo negativamente la nuova riforma della Politica agricola comunitaria (Pac) perché non ha valorizzato le risorse endogene del territorio (prodotti locali e tradizioni culturali), le produzioni tipiche di qualità e l’agricoltura biologica; continua a ignorare il valore sociale dei diritti dei lavoratori dipendenti, ed infine non ha eliminato le sovvenzioni all’export.
Pertanto, richiamando il documento “Una questione di diritti, non di mezzi”, con cui 140 organizzazioni italiane hanno inteso contribuire al Forum sulla sovranità alimentare di Roma, parallelo al vertice Fao del 2002, rivolgendoci alle regioni, al governo, al parlamento italiano, alla Commissione europea, al parlamento europeo, al Consiglio europeo, chiediamo:
- l’esclusione degli Ogm dal sistema produttivo agroalimentare, anche in base all’adozione del principio di precauzione (sancito dal protocollo di biosicurezza di cui chiediamo l’immediata ratifica italiana), e a garanzia della sovranità delle scelte interne, della tutela dell’ambiente e del rispetto della volontà di consumatori e agricoltori […];
- la drastica revisione della Pac, arrestando il processo di degrado del ruolo dell’agricoltura nella difesa del territorio e delle comunità rurali, innovando il modello agricolo europeo con una Pac che faccia della tutela e della valorizzazione del lavoro, del rispetto degli equilibri agro-ecologici e della biodiversità, della sicurezza alimentare, del benessere animale e della solidarietà internazionale le fondamenta per l’affermazione della sovranità alimentare in Europa e nel mondo;
- l’abbandono del dumping sul mercato degli alimenti, attivandosi affinché nessun Paese sovvenzioni lo smaltimento del proprio surplus agricolo sul mercato internazionale, che danneggia le comunità rurali del Sud del mondo, le più vulnerabili all’insicurezza alimentare;
- il riconoscimento dei diritti fondamentali dell’uomo e quindi delle condizioni sociali quale supremo riferimento e precondizione di qualsiasi accordo internazionale, a partire dal diritto alla contrattazione collettiva e alla tutela dell’attività sindacale nelle aziende della filiera agro-alimentare;
- il riconoscimento del ruolo ineludibile della società civile e delle organizzazioni sindacali, e quindi la definizione di nuove regole al fine di garantirne la partecipazione nella definizione degli accordi internazionali;
- l’aumento delle risorse dell’aiuto pubblico destinato all’agricoltura ed allo sviluppo rurale, vincolandone l’utilizzo al rigoroso rispetto dei principi della sovranità alimentare con il pieno e totale coinvolgimento della società civile locale.






