BUKAVU, UMILIATA E FERITA - ANNALENA, DONNA DA IMITARE
BUKAVU, UMILIATA E FERITA
La città per 15 giorni è un campo di battaglia. Grandi sono le sofferenze della gente che si nasconde, si chiude in casa, senza luce, acqua e cibo. La notte diventa un incubo. Si comunica via radio e telefono, ma difficilmente si sa come vanno le cose: “Oggi c’è stata musica tutto il giorno”; “Sono entrati nella casa dei vicini!”; “Hanno forzato il nostro cancello”. Arriva anche un Sos dalle suore francescane croate, assalite all’inizio della notte. Tutto ciò è avvenuto nonostante la presenza in città di un contingente dell’Onu (Monuc), il cui comportamento suscita nella gente molti risentimenti al punto che, a Kinshasa e in altre città, gli studenti saccheggiano gli uffici dell’Onu e dei partiti. A Bukavu, l’insulto più grave che la gente lancia contro un bianco, che non sia riconosciuto come missionario, ora non è più “muzungu” (bianco colonizzatore), ma “monuc” (incapace e complice)”.
In tutto il Congo e all’estero si reagisce e si condanna. Il Rwanda, popolato e povero, da anni segue una politica d’occupazione della regione del Kivu, ricca e con grandi pascoli. Nega ogni ingerenza, nei fatti, di Bukavu, ma è evidente il suo coinvolgimento diretto (invio di truppe, rifornimento d’armi e munizioni) con l’appoggio di qualche grande (Usa e Sudafrica). Gli eventi di Bukavu sono un attentato al processo di pace iniziato nel 2002, dopo una guerra di cinque anni che ha fatto più di tre milioni di morti. La gente di Bukavu, del Congo, chiede solo la pace.
GIUSEPPE DOVIGO - Bukavu, Congo.
ANNALENA, DONNA DA IMITARE
Ho letto con vivo interesse il dossier su Cuba in MO di gennaio. La sola nota “fuori dal coro” mi pare l’intervista intitolata “I Vescovi hanno nostalgia della Cuba prerivoluzionaria”. Le risposte che dà l’intervistato, Gabriel Coderch, avrebbero avuto un altro valore (più incisivo) se fossero state supportate da qualche esperienza di vita cristiana. Penso che una lettura della situazione cubana, basata sull’adesione al Vangelo, sarebbe risultata più convincente. Accusare la gerarchia di regime (che “praticherebbe l’oppressione con la sua autorità dottrinale”) mi pare molto grave. Va dimostrato. Non vorrei che fosse uno slogan, in contraddizione con la figura e il martirio di mons. Romero, di cui ci si fregia peraltro come gruppo di riflessione.
Non posso che condividere il breve spunto di Meo Elia sulla posizione del card. Ruini, circa i morti di Nassirya. Ultimamente mi ha colpito la testimonianza della laica Annalena Tonelli. Una donna da imitare, se non fosse una tempra di martire eccezionale, un terribile pugno allo stomaco. Su MO di febbraio considero molto tosta la testimonianza di “Dom Pedrinho: ribelle nella fedeltà ai poveri e alla Chiesa”. Condivido la sua posizione sul problema della donna all’intemo della Chiesa d’oggi.
AMBROGIO VISMARA, Cuggiono (Milano).
UN’OTTIMA SCELTA
Il 1° giugno dovrei raggiungere la mia destinazione di lavoro, Concordia do Parà, a un centinaio di km da Belém, nella diocesi di Abaetetuba. Hanno creato un centro di formazione e, col tempo, dovrei aiutare in questa direzione. L’adattamento è stato ottimo, ho perso una decina di chili, ma ho retto bene al caldo e umidità di questi mesi. Ora la pioggia sta mollando: crescerà forse il caldo, ma in compenso diminuirà l’umidità che è la cosa peggiore. Farei la firma per continuare sempre così.
La scelta di venire qui in Amazzonia è stata davvero ottima, me ne convinco ogni giorno di più. Guardo solo in avanti, non indietro come la moglie di Lot.
MEO ELIA - Belém, Brasile.







