Europa Uscire dalla crisi si può
Dagli anni ‘80 la globalizzazione dell’economia, la deregolamentazione dei movimenti di capitale, il progressivo predominio degli scambi finanziari su quelli di merci e servizi, l’avvento di nuove tecnologie dell’informazione, la riorganizzazione delle imprese, hanno reso fluidi i confini nazionali provocando un’inedita diminuzione delle sovranità nazionali sul piano economico e politico.
Inoltre, la gestione europea della mondializzazione ha disatteso le promesse avanzate da Bruxelles: sulla crescita economica, la riduzione della disoccupazione, l’aumento della produttività.
Partendo da questo dato inconfutabile, il dossier offre una serie di contributi sui riflessi della crisi nell’ambito della Ue, sottoponendo a critica le politiche che hanno allineato i 27 Stati dell’Ue al paradigma neoliberista statunitense, rinunciando alla costituzione di un proprio modello originale in grado di temperare i mercati, promuovere partecipazione democratica e ripristinare i diritti sociali.
I nuovi centri regolativi rappresentati dalle banche, da autorità indipendenti e dalle lobby finanziarie, hanno imposto ai governi nazionali scelte che hanno prodotto una sempre più ampia divaricazione sociale.
Nuove politiche economiche e sociali non possono procedere se l’Ue non si costituisce come soggetto politico e culturale autonomo.
I contributi che pubblichiamo vogliono dare conto di ciò.






