CONGO RD / L’EPIDEMIA DI EBOLA RITORNA E LE ALTRE NON SE NE VANNO
A due giorni dalla dichiarazione ufficiale della fine dell’epidemia di ebola in Congo RD, venerdì 10 aprile 2020 è stato confermato un nuovo caso a Beni, Provincia del Nord-Kivu. È stato il ministro della salute, dr. Eteni Longondo a darne notizia. Le squadre del Ministero della salute e quelle dell’Oms sono già sul posto per le necessarie ricerche, tracciare i contatti con la vittima e continuare la collaborazione fino alla scomparsa del virus.
L’ultima paziente guarita era stata dimessa il 17 febbraio, ma per confermare la fine dell’epidemia bisognava aspettare 21 giorni, tempo di incubazione del virus, e un margine di sicurezza senza che manifestassero altri casi. Si teme quindi una ripresa dell’epidemia proprio quando il paese deve fare i conti anche con il Covid-19. Attualmente nel paese si contano 235 casi e 20 decessi. Cinque provincie su 26 sono attualmente toccate dal virus: Kinshasa e Kwilu (nell’Ovest del paese, tra loro confinanti), Sud-Kivu, Nord-Kivu, Ituri (nell’Est del paese, tra loro confinanti).
Nell’Est, oltre a Bukavu, capoluogo della Provincia del Sud-Kivu, dal 6 di aprile è stata isolata anche Goma, capoluogo della Provincia del Nord-Kivu con le sue città più importanti di Butembo e Beni. Nessuno più entra ed esce. Si spera così di rompere la catena di trasmissione del virus. Solo i veicoli che trasportano viveri e prodotti di prima necessità sono autorizzati a circolare e raggiungere i mercati che resteranno aperti durante il periodo di isolamento.
Malgrado i riflettori siano puntati sulla pandemia, gli organismi umanitari hanno riaffermato il loro impegno sul fronte delle altre malattie endemiche alle quali il paese deve far fronte. Il rappresentante speciale del segretario dell’Onu e coordinatore dell’aiuto umanitario in Congo RD, David McLachlan-Karr, ha dichiarato che il morbillo, il colera, la febbre gialla, la malaria e la malnutrizione restano, accanto al Covid-19, delle priorità. Il paese poi, come altri nel continente, deve far attenzione al commercio di medicine taroccate. L’allarme viene direttamente dall’Oms.
Per mantenere la pace sociale nella capitale Kinshasa il governo ha dichiarato che gli affittuari che non sono in grado di pagare, non potranno essere cacciati da casa fino a giugno 2020. Nella Provincia del Sud-Kivu intanto, il dr. Denis Mukwege, che dirige il comitato provinciale di salute pubblica, propone un confinamento selettivo per coloro che hanno più di 60 anni, a causa del loro sistema immunitario meno efficace. Inoltre, invita chi può a ritornare al proprio villaggio senza aspettare l’espansione della pandemia. Per chi resta in città a Bukavu, propone l’uso della mascherina, magari confezionata personalmente con tessuto e materiale locale, seguendo le indicazioni del Comitato della salute. Il dr. Mukwege insiste affinché queste misure siano comprese, fatte proprie e applicate da tutti per salvaguardare il maggior numero possibile di vite.
Ma un altro virus letale continua a colpire il paese da troppo tempo, senza che alcun rimedio sia stato ancora trovato: la corruzione. Giovedì 9 aprile 2020 è stato accusato e momentaneamente imprigionato Vital Kamerhe, direttore di gabinetto, vice presidente del paese e alleato politico del presidente Tshisekedi. È sospettato dalla giustizia congolese di gravi errori di gestione e appropriazione indebita di fondi in occasione del “Programma dei 100 giorni” dall’insediamento del presidente Tshisekedi, che della lotta alla corruzione ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia. Inoltre, il presidente ha dichiarato che la giustizia deve proseguire la sua inchiesta senza intralci. La richiesta di libertà provvisoria gli è stata perfino negata restando così in detenzione preventiva per 15 giorni. Mai la giustizia congolese era arrivata così in alto. Infatti, si tratta della personalità più importante, cui siano stati imputati reati di malversazione di fondi pubblici. Vista, però, la conflittualità tra le alte sfere politiche e perfino tra alleati e all’interno della stessa coalizione al potere, c’è da sperare che non si tratti di regolamenti di conti tra forze politiche per intermediazione della giustizia o di trappole per far cadere un avversario politico, piuttosto di una vera e propria operazione di “mani pulite”.
Il Clc (Comitato laico di coordinamento) saluta positivamente la misura della detenzione provvisoria di Vital Kamerhe, come un segnale forte nella lotta alla corruzione, ed invita i magistrati a continuare nella lotta portando avanti anche altri processi contro altre malversazioni di centinaia di milioni di dollari di fondi pubblici, che hanno subito tentativi di insabbiamento o che non sono ancora state oggetto di approfondita inchiesta. Inoltre, un collettivo di Ong congolesi e internazionali ha da tempo lanciato la campagna Le Congo n’est pas à vendre (Il Congo non è in vendita), chiedendo ai magistrati di interessarsi anche delle malversazioni del passato, affinché milioni di dollari di appropriazioni indebite siano restituiti al tesoro pubblico e magari investiti nella lotta alle epidemie che incombono sul paese, per curare i più fragili e bisognosi e rafforzare il sistema sanitario nazionale.






