L’ importanza di una mano

"La prima notizia sulla mano destra un bambino la prende dal segno della croce. Impara a farlo con la mano giusta e da quello sa che è la destra “
Erri De Luca
Riflettevo su questa citazione qualche giorno fa mentre ero seduta a terra e stavo dipingendo la mano destra di Samai, una bambina di 3 anni, figlia delle baraccopoli Thailandesi.
-Dammi la mano destra Samai le ho chiesto, mostrandole la mia. Nessuna barriera, nessuna incomprensione. Samai non parla la mia lingua (ne io la la sua), eppure le è bastato un colpo d’occhio per catturare il mio gesto e con curiosità e spiccata tenacia di azione, mi ha teso la mano giusta, più un sorriso. Ho pensato: - Qualcuno dovrebbe insegnarglielo. Qualcuno dovrebbe insegnarle durante la crescita, l’importanza di una mano!
È un soleggiato e afoso sabato qui a Bangkok nella casa dei missionari saveriani, dove esattamente una settimana fa, io e i miei amici di viaggio siamo stati accolti da Padre Alex. Questa mattina siamo tutti perfettamente coordinati e organizzati, intenti a preparare doni (generi alimentari e di prima necessità) da consegnare alle famiglie in cui andremo a fare visita nelle baraccopoli circostanti. Siamo tante mani, alcune anche provenienti da altre zone del mondo (Francia, Brasile,Messico…) e tutte insieme cooperano e si muovono per realizzare lo stesso scopo: la missione.
Ore 8.30: tutto pronto! Seguendo le direttive di Padre Alex, ci dividiamo in gruppi. Io stamattina sono con Chanon. A piedi e carichi di doni e sorrisi, ci incamminiamo verso la baraccopoli a noi assegnata e, mentre avanziamo per strada, ci accompagnano e si mischiano gli odori forti del cibo dei banchetti ambulanti; spezie, aromi e fumo tipico della cultura di questo Paese. Ancora pochi metri e l’odore si perde e si confonde con il miasma irrespirabile dei rifiuti che caratterizzano i confini con le baraccopoli. Una settimana fa,percorrevo queste strade con un unica sensazione: ripugnanza. Si, perché una baraccopoli è un insieme di bidonville ( dal francese bidon significa letteralmente bidone della spazzatura). Immaginate un insediamento urbano densamente popolato circondato da spazzatura e strutture fatiscenti; la gente vive tra miseria e speranza! Oggi il disgusto non è di certo andato via, ma il senso di missione è più forte.
La mano di Chanon con tocco deciso inizia a bussare alle porte delle baracche dove è solito chiamare e raggruppare i bambini che vi abitano, io lo seguo. Ogni bambino esulta alla sua presenza, perché sa che Chanon è lì per coinvolgerli in stimolanti attività e trascorrerà con loro qualche ora di gioco e tenerezza. Quanta bellezza riesco a vedere oggi, aldilà della triste realtà che ci circonda. Mentre ci spostiamo in uno spazio più adatto per poter giocare tutti insieme, il mio sguardo continua a seguire la mano di Chanon che con delicatezza si posa su ognuna delle piccole teste trasmettendo loro un senso di protezione. La sua mano invita a seguirlo. La sua mano li accoglie e lì accompagna. La sua mano gioca, crea, si prende cura del piccolo spazio che si è riusciti a ritagliare tra i rifiuti, perché la sua mano pulisce,trasforma.
-Voi sapete cosa fanno i bambini? Imitano! Poi imparano ad usare le mani nello stesso modo.










