Vescovi portavoce dei popoli, Prima che sia troppo tardi!
È la prima volta che una delegazione di cardinali e di vescovi dei cinque continenti va in visita ai governi del G8, prima che questi si radunino per il loro "vertice" a Heiligendamm, in Germania, dal 6 all'8 giugno. C'è sempre una prima volta. Ne diamo notizia a pagina 6, con una foto che ritrae cardinali e vescovi davanti allo striscione, "I poveri non possono aspettare!", mentre il cardinale mostra un messaggio che dà la sveglia al G8: "Fate in modo che l'aiuto funzioni! Il mondo non può aspettare!".
Da tanti anni, noi missionari e missionarie abbiamo cercato di fare eco ai gravi e persistenti problemi dei popoli, sempre più impoveriti, e di denunciare le gravi situazioni di sfruttamento che via via si verificano. Lo abbiamo fatto e lo facciamo, non per presunzione politica, ma come testimoni credibili di ciò che vediamo e ascoltiamo, viviamo e soffriamo in mezzo ai popoli che ci ospitano e ai quali siamo debitori della "buona notizia" di Gesù Cristo.
Richiamo solo due eventi: l'impegno per eliminare le mine antipersona e le armi letali, che colpiscono milioni di vittime innocenti e paralizzano la vita di interi popoli; lo sforzo sovrumano per chiedere l'annullamento del debito estero, che devasta l'economia delle nazioni impoverite. Gia allora, con i forti pronunciamenti di papa Wojtyla, le chiese d'Europa avevano fatta propria la "Campagna per la riduzione del debito", con la forte iniziativa durante l'anno giubilare.
Nel frattempo, sono arrivati anche altri organismi e i cosiddetti "no global", che hanno visioni, motivazioni e metodi diversi dai nostri. Hanno ottenuto più clamore, non tanto per i risultati in favore dei più poveri, ma piuttosto per gli "incidenti" provocati...
Oggi, una delegazione di undici cardinali e vescovi del sud e del nord del mondo, impegnati nella Cooperazione internazionale per lo sviluppo e la solidarietà e nella Caritas internazionale, chiedono ai "grandi" del mondo di mantenere gli impegni assunti nella lotta alla povertà: "Assumetevi la responsabilità per lo sviluppo dei popoli e per la solidarietà universale". I vescovi hanno fatta propria questa istanza dell'umanità più povera.
Bene! Ottimo! Ce n'è voluto del tempo, ma ora ci siamo. Il mio vecchio parroco don Lino Vasti, quand'ero ancora un ragazzo, confidenzialmente mi diceva: "Vedi, Marcello, la chiesa è un po' come la capra. Se cerchi di tirarla per il collo, lei punta le zampe; se la sproni stando al fianco, lei corre avanti".
"Se da una notte all'altra si possono approvare fondi per la guerra, si può fare lo stesso anche per la pace, basta che ci sia la volontà politica", ha affermato il cardinale dell'Honduras Oscar Rodríguez, capofila della delegazione vescovile per il G8, parlando con i giornalisti. E ancora: "Se Giovanni Paolo II nell’enciclica Centesimus annus fa una critica serrata del capitalismo, perché non potremmo farla noi vescovi, visto che il capitalismo non è Dio?".
Papa Benedetto XVI, parlando ai vescovi dell'America latina e Caraibi, ha completato il pensiero:
"Tanto il capitalismo quanto il marxismo promisero di trovare la strada per la creazione di strutture giuste, affermando che queste avrebbero funzionato da sole e avrebbero promosso la moralità comune. La promessa si è dimostrata falsa. I fatti lo hanno evidenziato". (Celam V, 13 maggio 2007)
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