Uno strappo che va ricucito
Chi avrà ragione
Vicino a casa mia c’è un’osteria: ha una clientela varia e numerosa; sento gridare, battere i pugni sui tavoli, e spesso vedo i contendenti uscire alticci e malfermi, rossi in volto come peperoni, scambiarsi, magari gridando, gli ultimi insulti e senza salutarsi si allontanano. Queste scene sono normali in tante famiglie, gruppi, comunità; è vera incapacità di dialogo.
Seguo raramente i programmi televisivi, i talk show e i telegiornali; filtro criticamente anche le notizie dei giornali; è troppo forte la sensazione che ci sia in atto una subdola e gigantesca manovra per addomesticare fatti e avvenimenti a proprio uso e consumo; è pure evidente una forte pressione sui cervelli liberi per sintonizzarli sui propri interessi.
In questi tempi c'è una molteplice e variegata quantità di manifestazioni per la pace; tutte manifestazioni tutt'altro che pacifiche: abbandonano cartelli con insulti di ogni genere, bestemmie, parolacce, minacce provocatorie, lancio di sassi, cariche della polizia in assetto antiguerriglia, lancio con gli idranti, gas fumogeni, e naturalmente ci scappano i feriti, i contusi, le auto date alle fiamme e vetrine infrante.
In queste manifestazioni vanno a nozze la tappaglia e un certo genere di studenti che nessun disoccupato vorrebbe in casa propria. C'è solo la gioia di poter gridare, litigare e spaccare qualcosa. Ma chi non è illuso si accorge che si tratta di manifestazioni a senso unico; si ignorano tanti altri punti caldi del mondo: Congo, Burundi, Uganda, Sudan, Angola,
Sierra Leone, Indonesia. Si è fatta gran cassa per il Kossovo, forse per mascherare quanto di vergognoso vien combinato in quelle zone e poter così avere mano libera. Nel Kosovo oltre la parata di aerei e la varietà di missili e bombe, per la gioia degli scampati si è mossa pure una gigantesca corsa al soccorso con un fiume di bene d'ogni genere: generosità e ferocia insieme per ingannare!
Giorni fa un Saveriano dal Congo ha telefonato al fratello nel bresciano ed ha quasi gridato : "Qui si muore di fame!". Tra i dimenticati, nascosti nella foresta per scampare alla programmata pulizia etnica, la morte continua la sua danza feroce quotidiana con centinaia di morti: ma quelli sono solo africani, meglio abbandonarli!
Nel passato sono stato un innamorato della storia: i grandi condottieri, gli avventurieri, gli imperatori accendevano la fantasia; poi rileggendo il Vangelo ho capito quanto quella storia fosse distorta; per secoli abbiamo esaltato e memorizzato le date e gli artefici di immensi mattatoi umani, senza pensare alla terribile e irrazionale violenza seminata dall'uomo lungo l'arco dei secoli contro i suoi simili. Se rifletti, tutto diventa irrazionale.
La storia umana è cominciata con una lite, nientemeno che con il Padre Eterno, accusato di indebita ingerenza nella vita dell'uomo che reclamava per sé autonomia e indipendenza etica , politica ed economica; l'uomo voleva essere il padrone assoluto di se stesso e del mondo in cui era immerso; la lite sfociò presto in tragedia familiare, era entrata nell'intimo di ogni uomo e nella sua storia; lo squilibrio si radicava profondamente, alterando ogni rapporto.
Guerre, violenze di ogni genere, sono il risultato del primo strappo col Dio Creatore; anche la razionalità umana ne ha risentito. Oggi si potrebbe rimediare solo ricucendo, attraverso il Cristo, lo strappo primitivo.








