Il potere militare ed economico spera di avere in Romero il rappresentante di una pastorale spiritualistica, distante dai problemi concreti del popolo. Speravano che egli frenasse il ritmo della diocesi, impegnata a tutti i livelli nella difesa dei diritti umani e nel denunciare l’oppressione economica e militare. L’uccisione del suo grande amico p. Rutilio Grande, di cui ammirava la fedeltà alla chiesa, il servizio umile e disinteressato al popolo sofferente, pone a Romero interrogativi profondi. Decide che nel giorno del suo funerale ci sia una Messa unica. Inizia a capire le ragioni profonde della sofferenza del popolo, ne condivide i patimenti e denuncia chiaramente le cause dovute all’idolatria del potere, della ricchezza, della proprietà privata. Con la morte di Rutilio, Romero capisce con maggiore profondità che la sua missione riconciliatrice non poteva più passare attraverso il silenzio o il compromesso. Il peccato del mondo, storicizzatosi in El Salvador nell’ingiustizia spaventosa, andava frontalmente denunciato, senza timori.