Colpevole di fedeltà al vangelo
Nei suoi discorsi, mons. Romero mette sotto accusa il potere politico e giuridico corrotto. Istituisce una commissione permanente in difesa dei diritti umani; le sue omelie sono ascoltate e trasmesse dalla radio della diocesi. La sua predicazione faceva germogliare testimoni coraggiosi del vangelo. Essendosi identificato con Cristo, ne aveva seguito le orme fino a condividerne il martirio.
Una parte della chiesa e i confratelli vescovi, tranne mons. Rivera y Damas, lo abbandoneranno. Verrà calunniato, accusato di essere favorevole alla lotta di classe e del comunismo. Scriverà al presidente americano Carter chiedendo che non venissero più inviate armi al governo assassino di El Savador. Romero non invitò mai nessuno alla lotta armata, ma alla presa di coscienza della reale situazione di peccato. Andava in cerca della giustizia e della pace, fondate sul rispetto dei diritti umani. Invitava i ricchi a condividere con i poveri i beni, scandalosamente rinchiusi nelle loro mani egoistiche. Dal 1977 al 1980 si alternano in El Salvador diversi regimi, ma le violenze crescono in continuazione.
Divenne primario, nel suo cuore, l’anelito alla giustizia e alla riconciliazione del paese. Poche persone, non volendo cedere nessun privilegio, avevano scatenato una brutale repressione nei confronti del popolo. Diventò voce dei senza voce, difensore di chi non aveva nessuna difesa, amico e pastore del suo popolo. Mai ebbe parole di risentimento o di rancore. Invitava tutte le parti in causa a mettersi in gioco per il bene del popolo, per costruire una società evangelica e fraterna. Dalle calunnie si passò ben presto alle minacce di morte. Egli però non si fece intimorire. Nonostante avvertisse a volte paura e sconcerto, mai avrebbe abbandonato il suo popolo e mai avrebbe rinunciato a chiedere, in nome di Dio, giustizia, solidarietà piena e fraternità. Egli si abbandonava totalmente nelle mani di Cristo morto e risorto presente nella storia, nella chiesa e nei poveri. Non gli perdonarono la sua fedeltà al vangelo e ai sofferenti.
Il 24 marzo 1980, nel momento in cui sta elevando il calice all’offertorio, viene assassinato nella cappella del piccolo ospedale Divina Providencia, mescolando il suo sangue con quello di Cristo e dei martiri salvadoregni.







