Un tempo propizio
Il Sinodo è frutto di un’ispirazione maturata nella mente e nel cuore di papa Francesco, sin dal 2015. Il Sinodo è un kairós, un tempo propizio senza precedenti nella storia… Se verrà tradotto in azioni concrete, porterà notevoli cambiamenti, nella chiesa dell’Amazzonia e non solo. Il Sinodo si è messo in ascolto, coinvolgendo persone, comunità ecclesiali, parrocchie, diocesi, esperti, università, attraverso incontri, dibattiti e consultazioni. Un ascolto fortemente innovativo, “democratico” (sinodale), in un periodo di crisi della democrazia in molti Stati, in sintonia con la volontà di riforma della chiesa di papa Francesco. C’è stata la volontà di dare la parola alla “periferia” della chiesa al “centro”, a Roma, dove si è svolto il Sinodo. Roma è diventata luogo di ascolto di esperienze periferiche e di frontiera. La chiesa ha intrapreso un cammino di conversione: da “indigenista” (che considera i popoli indigeni oggetto di pastorale), a “indigena”, che li vede invece come protagonisti della propria esperienza di fede.
L’Amazzonia è luogo di bellezza, ricchezza e bio-diversità, oltre che di dolore e violenza a tutti i livelli. Questo grido della terra è il grido dei poveri. Da questo squilibrio escono vittime. Molti sono i martiri di questa lotta anche tra i presbiteri, i missionari, i religiosi e le religiose, i laici e i sindacalisti. La chiesa si impegna ad essere alleata delle popolazioni indigene, denunciando gli attacchi perpetrati contro la loro vita, i progetti di sviluppo etnocidi ed ecocidi, la criminalizzazione dei movimenti sociali. Bisogna unire la cura pastorale della natura alla giustizia per i più poveri e svantaggiati della terra. Ecologia e giustizia sociale sono un tutt’uno. Tutto è “intimamente connesso” (LS 16).







