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Un sarto... per vestiti su misura, 50 anni di Messa e ...Giappone

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Padre Valerio è di Campolongo di Conegliano, provincia di Treviso e diocesi di Vittorio Veneto. Il 22 marzo celebra i 50 anni di sacerdozio.

Gli anni ‘50 del secolo scorso hanno visto l'espansione delle "case apostoliche" e delle missioni saveriane. In quel periodo, i giovani saveriani ordinati sostituivano quelli che per vari anni avevano lavorato nell'animazione missionaria e nella formazione dei giovani nelle varie case apostoliche d'Italia. Anche a noi, ordinati nel 1958, toccava la stessa sorte.

Era usanza che il superiore generale, presente alla chiusura dell'anno scolastico, annunciasse le destinazioni dei "padri novelli". Per tutti fu una sorpresa la scelta della mia destinazione: il Giappone. Era una nuova missione, aperta dopo che i saveriani erano stati espulsi dalla Cina comunista.

Dal Giappone avevano chiesto al superiore generale di mandare saveriani giovani. Per imparare bene il giapponese bisognava rimettersi sui banchi di scuola per due anni e studiare con costanza, e questo era difficile per i missionari di una certa età.

Tutto da ricostruire!

Arrivai in Giappone a fine settembre del 1958. Erano ancora evidenti i segni lasciati dalla guerra: strade distrutte, abitazioni di fortuna, invalidi di guerra ignorati dal governo, che per vivere si affidavano all'esiguo guadagno ricavato vendendo i biglietti del bus o della metropolitana. Distruzione e miseria si intrecciavano con un febbrile lavoro di ricostruzione e di ricerca di identità.

Con l'avvento dell'industrializzazione, c'era tanto lavoro e un salario povero, ma anche la consapevolezza che lavorando si costruiva un avvenire. I lavoratori, fino ad allora sfruttati, si accorgono di essere una forza e cominciano a far valere i loro diritti. Ma i soldi in tasca fanno dimenticare i valori dello spirito...

La chiesa a servizio di tutti

La chiesa si è messa al servizio di tutti, offrendo scuole, opere assistenziali, istruzione religiosa, aiuti materiali. Molte persone nella chiesa cercavano un ideale di vita, qualcosa a cui appigliarsi dopo la delusione della guerra perduta. Oggi, tuttavia, le statistiche annuali dicono che ci sono sempre meno battesimi. Siamo praticamente a livello zero riguardo all'incremento del numero dei cristiani giapponesi.

Un'attività che i saveriani hanno scelto fin dall'inizio in Giappone è stata quella di affiancare alla chiesa la scuola materna aperta a tutti. Tramite questa attività ci facciamo conoscere e ci mettiamo a servizio della società. Così, trasmettiamo anche il messaggio cristiano. Questo vuol dire seminare nel cuore dei piccoli; produrrà frutti in futuro.

Ma il lavoro costante della chiesa ha impresso un segno profondo nella società. Le opere educative e assistenziali sono valide. La chiesa è presente in tutti i centri più importanti della nazione: è rispettata, non è ostacolata nelle sue attività.

Il vestito di Cristo

Cinquant'anni di sacerdozio e di lavoro missionario in questa nazione mi hanno sempre entusiasmato, anche se adesso il Giappone sta perdendo tanti valori tradizionali. Appena inserito in questa nuova realtà, pensavo: "Se i giapponesi rivestissero le loro doti con il cristianesimo, diventerebbero il miglior popolo del mondo". Peccato che abbiano preferito il vestito più sgargiante dei soldi, della spensieratezza e della violenza.

C'è ancora chi il vestito cristiano se lo mette con orgoglio; ma c'è anche chi lo ha messo nel cassetto; c'è chi lo vorrebbe, ma... Io sono qui per tutti, pronto a cucire, o anche a ricucire per chi lo chiede, il vestito di Cristo.



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