Un ricordo di p. Sergio Favarin
Padre Sergio Favarin era nato a Lovari di S. Martino di Lupari (PD) il 12 aprile 1946. Entrato dai saveriani a Vicenza a dodici anni, è stato ordinato sacerdote il 30 settembre 1973. Nel 1974 torna a Vicenza, come animatore dei ragazzi, un compito che svolge per quattro anni.
Dal Burundi al Camerun-Ciad
Nel 1980 sbarca in Burundi, ma la sua permanenza dura poco, a causa delle ostilità del governo, che espelle tutti i saveriani dal Paese. Padre Sergio si trasferisce in Camerun-Ciad, una missione aperta nel 1982, proprio per inviarvi i confratelli espulsi dal Burundi. Dopo un periodo di studio della nuova lingua (mussey), p. Sergio si trova nella missione di Gunu-Gaya, in Ciad. Dal 1986 assume il compito della formazione dei catechisti e dell'organizzazione del catecumenato e nel 1991 è eletto superiore dei saveriani in Camerun-Ciad.
Nel 1993, in un articolo su "Missionari Saveriani", egli racconta di una nuova parrocchia affidata dal vescovo ai saveriani alla periferia di Douala, con la chiesa dedicata al Sacro Cuore di Gesù. "Non è solo un luogo di culto, ma serve per gli incontri, i corsi, la catechesi, gli esercizi spirituali, le manifestazioni religiose, sociali e culturali".
"Posso fare qualcosa di bello"
Padre Sergio viene rieletto superiore una seconda volta e nel 1997 è nominato rettore nella comunità degli studenti saveriani di filosofia a Yaoundé, poi trasferita a Bafoussam. Padre Sergio vi rimane per quattro anni, dedicandosi all'apostolato con gioia e belle prospettive.
Scrive: "Il bene che si può fare per la gente è immenso. Questo lavoro e questa missione mi piacciono, sento che posso fare qualcosa di bello per la chiesa. Ho scoperto che non me la cavo male con la pianificazione del lavoro e nel trattare con i collaboratori...".
La grande fiducia in Dio
Nel pieno di queste attività, il Signore lo ha fermato sulla strada. Padre Sergio è dovuto tornare in Italia in aprile 2011, conscio della malattia che l'aveva colpito. Accettando tutto con serenità, scrive: "Continuerò a mettere la mia fiducia in Dio e nella medicina, nonostante l'insuccesso del primo tentativo. Le prospettive di guarire sono piuttosto grigie. Il primo miracolo da chiedere è la serenità e la fiducia in Dio che non mi sono mai mancate in questi mesi. Il sogno di ritornare in missione lo metto nel cassetto; ci spero sempre, ma solo Dio sa quando...".
Questo è il testamento spirituale di p. Sergio che ci ha lasciato il 12 giugno.
La sua fiducia in Dio resta per noi un esempio mirabile di zelo apostolico, di bontà e di abbandono filiale alla divina Provvidenza.
È stato sepolto a Rivalta (Torino), dove abitano i famigliari.








