Un patrimonio da non sperperare
È stato bello essere invitati alle celebrazioni di Cresima e Comunione di una ragazza, figlia di amici. È stato bello vedere lei e i suoi compagni emozionati, preparati, coinvolti, pronti a concludere un percorso, che in realtà è un nuovo inizio. Mi è venuto spontaneo pregare per tutti loro perché, pur nella libertà dei percorsi di vita che prenderanno, la Chiesa del domani possa contare sulle loro forze, sul loro impegno, sulla loro presenza e iniziativa, sulla loro freschezza e spontaneità, ciascuno e ciascuna con lo stile e i modi che più sono congeniali. Ne abbiamo bisogno per sentirci vivi, rinnovati e per non fare la fine dei… “sepolcri imbiancati”.
Dopo tanta sofferenza, dopo mesi di separazioni, con la paura che oggi ha assunto l’odore della guerra, è stato bello leggere i commenti, le riflessioni dei ragazzi coinvolti nel Comigi (Convegno missionario giovanile), organizzato dalla Fondazione Missio a Sacrofano (RM). Quattro giorni intensi di incontri, laboratori, lectio, preghiere e musica, con l’impegno di prendersi cura del mondo e di chi lo abita, avendo un cuore e uno stile missionari. Rialzarsi, prendersi cura e camminare sono stati i tre momenti attorno ai quali il Convegno di Sacrofano si è sviluppato, alla presenza di biblisti, missionari e giornalisti. Trecento giovani da ogni diocesi hanno ascoltato la Parola e poi discusso di comunicazione, informazione dal Sud del mondo, ecologia, dialogo interreligioso. Attraverso una video-testimonianza ha partecipato dalla Thailandia anche p. Alex Brai che ha detto: “Nella più grande baraccopoli di Bangkok prendersi cura dell’altro è per noi un’esigenza. Non possiamo vivere senza ricevere e offrire cura”.
È bello vedere altri giovani che si stanno preparando ai campi estivi organizzati dai missionari saveriani. Proprio in queste settimane e nelle prossime, alcuni approderanno in Thailandia, altri in Italia (Scampia e Taranto). Ci auguriamo possano tornare con il desiderio di animare in modo missionario le proprie comunità, attraverso i racconti di ciò che hanno visto, sentito, provato e sperimentato. Il loro entusiasmo trascina anche noi, spesso costretti a darvi notizia dei missionari che sono volati in cielo e a cui sembra mancare un’eredità. I frutti sono, forse, più ampi rispetto ai confini di una congregazione, trascendono un unico percorso di formazione e si sviluppano in maniera diversa. Cerchiamo di non disperderli, di raccoglierli ed accoglierli. Ne va del futuro della missione.




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