La dignità umana è centrale
Un dogma della fede cristiana
LA PROVOCAZIONE
Fermati un minuto e rifletti: dall’inizio del 2006 quanti avvenimenti contro la dignità umana hanno avuto come palco l’Italia? E nel mondo intero?
Fermati due minuti e rifletti: personalmente, nella chiesa, hai assistito a fatti che negano ciò che annunciamo come credenti?
- Ci facciamo aiutare da Paolo, nella lettera ai Romani, ai capitoli 7 e 8.
Ma quanto più cresce la coscienza della dignità umana, tanto più sembrano crescere le strutture e i meccanismi che negano, nella pratica, ciò che il pensiero ha conquistato. È il grande conflitto che l’umanità vive e ha vissuto: l’abisso fra il pensare e l’agire. Paolo direbbe: “Non faccio quello che voglio, ma quello che detesto” (Rm 7,15).
Ma cos’è la libertà? Come si sposa con la cittadinanza? Libertà è autonomia di decisione; poter decidere le vie e i mezzi per raggiungere quelle mete che permettono la realizzazione personale e, di conseguenza, la felicità.
Nel cammino che porta alla realizzazione personale, noi incontriamo l’universo. Spesso avvertiamo questo incontro come tensione. La tensione nasce dalla coscienza che non possiamo imporre la nostra ambizione, perché l’universo ha una sua logica: è la logica della casa, che noi chiamiamo “ecologia”.
Nel cammino che ricerca la felicità, noi conviviamo con altre persone che aspirano alla propria realizzazione e felicità. Non siamo l’unico essere umano in questo mondo!
Il conflitto. Scontrarci con questa realtà provoca panico. Infatti, il mio potere non è assoluto! Il potere che io ho si scontra con il potere di altri! Il mio potere è limitato dall’universo, da altre persone, da altri gruppi e popoli. La violenza affonda qui le sue radici. È il conflitto fra libertà e obbedienza. Paolo esprime così questo conflitto: “nel mio intimo acconsento alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che mi rende schiavo...” (Rm 7,21-25).
La vocazione alla libertà, al potere di decisione, al desiderio di realizzazione e di felicità, incontra ostacoli. Ci accorgiamo che, nel cammino della nostra realizzazione, possiamo non essere felici, siamo incompleti, possiamo fare il male.
L’esperienza di libertà che Paolo ha fatto, lo aiuta a discernere le vie da percorrere. Il conflitto interiore può condurci sul sentiero della paura, a creare difese e cercare sicurezze, a costruire muri di protezione. È un meccanismo che ci porta all’idolatria, perché divinizza ciò che dio non è. È il cammino della falsa sicurezza, che ci allontana dall’esercizio della libertà e proietta fuori di noi il potere interiore che è in noi. Così diventiamo pusillanimi e autoritari, autosufficienti e arroganti. Questo cammino non incontra l’approvazione del missionario Paolo.
Il cammino che Paolo indica è la forza interiore; è l’autonomia nello Spirito. “La legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù, ti ha liberato dalla legge del peccato... Infatti non avete ricevuto uno spirito da schiavi...” (Rm 8,2.9.14-15). Questo Spirito ci fa mettere in relazione con l’universo, come casa che deve essere rispettata nelle sue leggi e libertà; ci aiuta a costruire rapporti con gli altri, come parti integranti della nostra realizzazione e felicità.
È il cammino dell’amore che vince la paura. L’amore, infatti, interiorizza le esigenze altrui. Vivendo in questa dimensione, annulliamo il conflitto fra libertà e obbedienza. In altre parole, è vivere il potere come servizio: “Fratelli siete stati chiamati alla libertà; non sia un pretesto..., ma mediante la carità siate servi gli uni degli altri...” (Gal 5,13).
La libertà, la carità, il potere-servizio mettono in questione le strutture del male. Non possiamo fuggire dal potere: noi siamo potere! Non possiamo fuggire: vivere è potere! Ma come esercitare il potere: con autoritarismo o partecipazione? concentrando o condividendo? dominando o servendo? Il servizio è il modo cristiano di esercitare il potere.
Libertà, dignità, potere sono il cuore della persona. Camminando con Paolo, possiamo affermare che “la cittadinanza è un dogma centrale della fede cristiana; è la buona notizia da annunciare e testimoniare.
Ci chiediamo: Nelle nostre chiese, perché abbiamo paura di vivere esperienze di cittadinanza? Perché parliamo tanto di “popolo di Dio”, ma abbiamo paura di fare esperienze di condivisione del potere?
Nelle nostre chiese, perché si compete per il potere e non per il servizio?







