Un arcobaleno di amicizia
Tra Guasila e Makeni, via paradiso
È ormai più di otto mesi che mi trovo in Sierra Leone. Ho dimenticato il freddo d’Europa, immerso nel caldo umido dei tropici, ma non ho dimenticato la promessa di restare uniti a tutti voi con un arcobaleno di preghiera e di amicizia. È mio desiderio che questo “arcobaleno” si illumini di preghiera e di fraterno ricordo reciproco.
Il miracolo della fede
Tornato in Sierra Leone dopo 22 anni di assenza, mi sono subito reso conto che la chiesa di Makeni è cresciuta. Sono aumentati i cristiani e i sacerdoti locali. Ma la chiesa è cresciuta anche in età e in maturità. Negli anni ’80 l’età media dei battezzati era sui 25 anni. Ora ci sono anche adulti e anziani. Molti giovani e bambini sono stati battezzati appena nati e hanno respirato i valori cristiani e lo spirito evangelico delle loro comunità cristiane.
Mi commuove pensare che qui si stia ripetendo il miracolo della fede che Guasila ha sperimentato una dozzina di secoli fa. Chi sarà stato il primo missionario a portare il vangelo nella Trexenta, a Guasila, a fare i primi battesimi, a costruire la prima chiesa? Qui in Sierra Leone, nel 2005, stiamo vivendo ciò che Guasila ha vissuto tanti secoli fa.
È salvo l’archivio vivente
Non molti anni fa a Guasila ci si rese conto che l’archivio parrocchiale era andato perso… Ricordo la gioia nel rintracciare qua e là documenti che parlavano dei tempi passati, dei parroci, della vita della comunità e delle confraternite.
Nel 1982 qui a Makeni non esisteva ancora l’archivio della diocesi. Come segretario del vescovo, lavorai per mesi a raccogliere e catalogare le memorie degli inizi della missione cominciata nel 1950: lettere, diari, racconti, registri dei battesimi e dei matrimoni, documenti vari... Ora ho appreso che tutto l’archivio è andato distrutto durante la guerra. Si sono salvati solo i registri dei battesimi in alcune parrocchie più isolate. E si è salvato il piccolo libro di “Preghiere e Canti”, con data, luogo e sacerdote del battesimo, personalmente custodito da ogni battezzato. Sono state distrutte tante carte, ma è restato l’archivio vivente dei fedeli.
Un lavoro impegnativo
Dopo la tragica guerra, ora c’è la voglia di cancellare le tracce dell’odio e di ricostruire un futuro migliore. Anche la chiesa di Makeni è in fermento: ricostruisce gli edifici distrutti e soprattutto cerca di offrire opportunità educative. Vogliamo aiutare uomini e donne a maturare, a impegnarsi nella pace, a costruire una società basata sui valori della giustizia e della responsabilità.
Il centro pastorale è stato rimesso in piedi e offre ai catechisti e ai giovani opportunità formative. È stata creata la commissione Giustizia e Pace, con un’équipe di persone impegnate nelle situazioni di ingiustizia tuttora esistenti. È stata attivata “Radio Maria”, strumento utile per formare la gente ai valori cristiani e a una convivenza responsabile. La Caritas diocesana ha ripreso con nuovo slancio. Infine, è iniziato a funzionare l’istituto Fatima, il grande sogno del vescovo mons. Giorgio Biguzzi, per formare e preparare i leader del futuro. Al primo corso frequentano sessanta studenti. È proprio in questo istituto che mi è stato chiesto di lavorare e mi sono buttato a capo fitto.
La vostra preghiera ci sarà di grande aiuto.








