Tre settimane nel cuore del Pará, sei giovani brianzoli
L'estate del 2009 è stata un'occasione unica per noi: sei giovani della Brianza e due della Sardegna, trasferiti in Brasile per tre settimane, volate come fossero tre giorni. Eravamo nel cuore del Parà, una regione più grande di Italia e Svizzera.
Gli sguardi attoniti delle persone che incontravamo lungo il viaggio, sembravano chiederci come mai ci trovavamo proprio nel Parà e non nelle più note città turistiche brasiliane come Rio De Janeiro o Fortaleza.
Per conoscere e ascoltare
Come programmato dall'inizio, il nostro viaggio non è stato un campo di lavoro, ma un'esperienza di conoscenza e ascolto. A São Felix do Xingu, Ourilandia do Norte e Tucumá abbiamo incontrato chi lotta da anni per i propri diritti, come i senza terra. La gente vive la fede con convinzione e sa prendersi la responsabilità di gestire un gruppo pastorale o addirittura un'intera comunità. I sacerdoti sono pochi e devono dividersi fra comunità distanti anche 300 chilometri dal centro della parrocchia.
A Redenção abbiamo incontrato gli indio kayapό, che hanno conosciuto anni di sfruttamento e di "incontro forzato" con la città e l'economia capitalista, pagandone il prezzo soprattutto a livello culturale.
Insomma per tre settimane abbiamo respirato il profumo della missione, grazie alla guida di p. Paolo e di tanti altri saveriani e saveriane che ci hanno accompagnato a San Paolo, Belém e Abaetetuba. Ognuno di loro crede e ama il Brasile e la sua gente, affiancando le persone nelle gioie e nelle ingiustizie della vita quotidiana, convinto che questo sia il fondamento dell'evangelizzazione.
Uno zaino più pesante
Qualcuno diceva che "ciò che siamo parla più di quello che diciamo", e che il miglior modo di predicare il vangelo è viverlo... L'abbiamo imparato di persona, insieme a cosa vuol dire donarsi con radicalità, non avere orari da rispettare o porte da chiudere. Siamo tornati con uno zaino più pesante di quando siamo partiti: riempito di volti e storie, di profumi e ricordi che ci sono entrati negli occhi e nel cuore.
Primo fra tutti, la strada coperta dalla terra rossa brasiliana e dalla polvere. Abbiamo percorso tanti chilometri in pullman o nel cassone di un pickup, spostandoci attraverso terre deforestate e contese tra latifondisti e poveri contadini. Della verde Amazzonia, che abbiamo tutti in mente, rimane poco: ci sono pascoli, mucche e qualche palma. La foresta, quella vera, si intravede all'orizzonte, ed è stato bello sapere che gli indio comunque ci vivono ancora.
Ricordo dopo ricordo
Non dimenticheremo il sacchetto di arance che un simpatico compagno di viaggio sul pullman ha insistito per regalarci: ha cercato in tutti i modi di parlare con noi, diventando il simbolo dell'accoglienza di questo popolo. Né scorderemo le capanne di fango e le foglie di palma, simboli dell'umiltà e semplicità delle persone incontrate.
I tanti sorrisi sono lo specchio della gioia vera e contagiosa che ognuno ci ha trasmesso. La fiamma flebile di una candela che illumina il buio di una casa, senza luce né acqua corrente, è il segno di chi sa affidarsi a Dio, di chi continua a mettersi in gioco per annunciare il vangelo. Scriveva Gandhi nel 1937: "Vorrei che la vita di voi cristiani ci parlasse come una rosa che non ha bisogno di parole, ma semplicemente diffonde il proprio profumo. Anche un cieco che non vede la rosa, ne percepisce la fragranza".
Ora, come i Magi tornati al proprio paese per un'altra strada, inizia per noi un nuovo viaggio: invece d'aver cambiato qualcosa, siamo cambiati noi stessi. Speriamo di riuscire a diffondere almeno un pizzico di quel profumo che abbiamo respirato.
- Chiara, Daniele, Elena, Elisa, Paola, Romina, Stefano.








