I giovani raccontano le missioni, Bangladesh
Sono stata in Bangladesh. Nel primo impatto, dal finestrino dell'aereo, ho visto una scena impressionante: sembrava che avessero buttato una bomba. Ho cominciato a capire che per quanto ci si prepari, non si è mai pronti a vedere tanta povertà.
Quel giretto... turistico
Sono stata accolta con una collana di fiori da p. Giovanni Gargano di Salerno e dalla volontaria Mariella. Avevo intorno a me tanti bambini, poveri e scalzi ma con occhi belli, che continuavano a chiedere. Come far finta di niente? Saliti su un taxi ci siamo infilati nel traffico. Non è un'esperienza da raccomandare a chi ha problemi di cuore...
Poi padre Giuà mi invita a fare un giretto "turistico" per la città di Dhaka. Di tutto e di più. Facevo fatica ad ambientarmi. Era interessante vedere la gente che saliva sugli autobus al volo, senza che il mezzo si fermasse. Il Bangladesh ha un popolo di "artisti": nel lavoro, nei trasporti e in tanto altro, anche nel prendere un autobus...
Nella baraccopoli, le casupole sono fatte di lamiera; bambini e adulti camminano sulle rotaie; c'è caldo e polvere, ma anche tanta voglia di accoglierci. Insomma, il paesaggio era scarso, ma i protagonisti erano meravigliosi. Mi stavo accorgendo che i veri poveri siamo noi. Loro vivono la vita in pieno, anche se in mezzo alla cruda povertà.
Ci sarà un'altra puntata
Durante il viaggio verso Khulna cercavo di capire se avrei potuto vivere un periodo dell'anno in Bangladesh a prestare qualche servizio... I giorni passavano e vedevo tante persone che lavoravano: preti, suore, volontari. Non lo fanno solo perché sono persone "consacrate" a Cristo, ma in quanto "possessori" di quella scintilla in più che li porta a dire: "Non ci sposteremo dal Bangladesh; finiremo la nostra vita qui, tra questa gente!".
Sono rimasta solo 15 giorni. Ho vissuto con i bambini dell'orfanatrofio di Satkhira. Sono splendidi. Per ora mi fermo qui, ma penso che ci sarà, presto, un'altra puntata... in Bangladesh.








