Tavernerio: Quarant'anni di vita saveriana
Un po' di storia della "Villa dei Pini"
Ricorre quest'anno il quarantesimo di vita della casa saveriana di Tavernerio. Riteniamo opportuno fare un po' la storia della tormentata attività della vecchia "Villa dei Pini" e del suo parco, che conserva tuttora alcuni splendidi cedri secolari, meraviglia dei nostri ospiti.
Occorre una nuova sede per il liceo
2 maggio 1963. "Prendi la macchina e vieni con noi", disse p. Giovanni Castelli, superiore generale dei saveriani, a p. Giacorno Doneda, economo del liceo saveriano di Desio. Li accompagnavano p. Martini e don Brusadelli di Como. I seminaristi di Cremona passavano le vacanze ad Andalino di Valbrona, in provincia di Como; là i due studenti si erano conosciuti e legati d'amicizia.
Padre Castelli sapeva che mons. Felice Bonomini, vescovo di Como, era ben disposto verso i missionari saveriani ed era propenso a dare l'autorizzazione canonica perché i saveriani potessero entrare nella sua diocesi.
Perciò, da anni, auspicava l'opportunità di aprire una casa anche nel comasco. Si sentiva infatti la necessità di avere una seconda casa per il noviziato e per le vocazioni adulte, che allora erano numerose. Si desiderava inoltre avere un nuovo centro di animazione missionaria nel territorio ed anche nella vicina Svizzera.
Padre Castelli si mette alla ricerca
Padre Castelli era deciso a trovare, perciò, una casa nel comasco. Avrebbe colto questa opportunità anche per rinnovare il personale docente del liceo saveriano, destinandolo alle missioni, dopo molti anni di servizio in Italia. Durante la sua visita ufficiale in Giappone, il Castelli aveva già nominato p. Virginio Pugnoli come rettore dello studentato.
Il 10 giugno 1963, accompagnato da p. Martino Cavalca, economo generale, padre Castelli visitò vari caseggiati, tra i quali, come riferisce p. Giacomo Doneda, Villa d'Este ed altri in Val d'Intelvi. Ma non erano adatti per uno studentato di oltre cento studenti.
La Casa di cura "Villa dei Pini"
Don Brusadelli, direttore dell' Ordine di Como e professore di storia dell'arte nel liceo saveriano, venne a conoscenza di una costruzione in vendita a Tavernerio. Ottenne un incontro con la proprietaria della Villa dei Pini, vedova del medico Prof. Molteni, morto in un incidente strada le al vecchio incrocio di fronte alla sua villa-ospedale. La visita si concluse positivamente.
La Villa dei Pini, com'era chiamata, era effettivamente un ospedale per malati di tubercolosi. Per i missionari andava benissimo anche un ospedale. Durante la prima visita alla Villa, padre Doneda conobbe la signora Antonietta Musardo, da due anni vice direttrice della casa di cura.
Quando seppe la ragione della visita, la signorina chiese, quasi implorando, di rimanere con i missionari. Rimase e lavorò fino ad oggi, per quarant'anni, con fedeltà e amore, tra la cucina e la lavanderia, come una madre, dedicata interamente e con passione ai suoi umili lavori. Molti sono i giovani studenti e padri che ne conservano un grato ricordo e una filiale gratitudine.
Gli inizi del Liceo saveriano
In luglio 1963, il Consiglio direttivo decide l'acquisto della Villa dei Pini, situata nella frazione di Urago, comune di Tavernerio, quale sede dello studentato filosofico saveriano.
Padre Doneda economo di due case
La proprietà aveva un' estensione complessiva di circa sette ettari e mezzo, con quasi 5.000 metri quadri di area edificata. A padre Giacomo Doneda, economo della casa di Desio, fu assegnato lo stesso ufficio anche per la nuova casa di Tavernerio, dovendo pertanto provvedere al mantenimento delle due comunità.
Il 5 agosto 1963, lo stesso padre Doneda consegnava alla vedova Molteni il prezzo della casa acquistata e, due giorni dopo, dava inizio ai lavori di restauro, adattamento e ampliamento. Il lavoro era stato affidato alla ditta Ennio Fiamengo di Desio. Il 27 agosto p. Doneda prese possesso della casa, pernottandovi per qualche tempo.
Sono arrivati "i frati che lavorano"
Con esemplare e generosa dedizione, molti missionari dello studentato filosofico, sacrificando le vacanze estive, si sobbarcarono alla fatica di eseguire i primi e indispensabili lavori di adattamento della casa, prestando la loro opera di muratori, carpentieri e imbianchini.
Questo suscitò una straordinaria impressione sulla popolazione del vicinato, che li chiamò "i frati che lavorano". Ai primi di ottobre l'intera comunità di Desio si trasferì a Tavernerio, iniziando regolarmente l'anno scolastico.
La banda e il disordine
Su Vita Nostra, il mensile interno dei missionari saveriani, leggiamo: "5 ottobre 1963 – ore 5,12. Arriva a Tavernerio la corriera dei neo-professi. Due suonate della banda, qualche cartello di "Bene arrivati" e gran disordine: questa è stata la nostra accoglienza. Tramandiamo per il giorno 6 i festeggiamenti, che si conclusero con una indimenticabile serata allegra".
La casa accoglieva 37 giovani appena diventati saveriani (neoprofessi), 26 studenti di prima liceo, 22 di seconda, 38 di terza. Il 12 ottobre di quell'anno, si celebrò l'ingresso del nuovo rettore, p. Virginio Pugnoli, il cui saluto "entusiasmò i presenti per le sue frasi vibranti e per la sua dignitosa compostezza", così si legge nel diario dell'epoca.
Il 18 ottobre 1965, p. Giacomo Doneda celebrò la Messa, salutò la comunità e partì per la Spagna per iniziare la presenza saveriana in quella nazione.








