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Sud/Nord Notizie: India, Bambini soldato, Ciad, Zimbabwe, Angola, Nepal

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I deboli sotto tiro...

India: raid anticristiani. Il bilancio ufficiale parla di 16 persone uccise, ma secondo fonti religiose le vittime dell'ondata anticristiana di fine agosto in Orissa sarebbero 27. Oltre ai morti, ci sono chiese distrutte, scuole e ospedali devastati e saccheggiati, suore e religiosi costretti a rifugiarsi nella foresta. Per un giorno, le scuole cattoliche di tutto il Paese si sono fermate in segno di protesta. Si è trattato di un gesto forte perché nelle scuole cristiane studiano i figli dell'élite, ma anche i giovani fuori casta.

Proprio l'aspetto formativo ed educativo sembra essere il pretesto che ha scatenato le violenze. Le chiese cristiane sono impegnate a educare le popolazioni tribali e questo urta con il sistema delle caste. "È un problema di potere - racconta p. Dabhy, direttore dell'Indian Social Institute; non si vuole che membri delle caste inferiori abbiano indipendenza e sfuggano a un sistema radicato". I cristiani sono il 2,5% degli indiani e molti provengono dalle caste più basse. La discriminazione così è doppia: perché sono intoccabili e cristiani.

• Ancora bambini soldato. In 13 Paesi del mondo si pratica ancora il reclutamento e l'impiego nei conflitti armati di bambini e ragazzi, che diventano anche vittime di violenza. Gli stati sono: Afghanistan, Birmania, Burundi, Ciad, Rep. Centroafricana, Colombia, Congo RD, Filippine, Nepal, Somalia, Sudan, Sri Lanka e Uganda. Su 31 guerre in corso nel mondo, in 24 stanno combattendo anche i bambini. Un esercito di almeno 300mila ragazzi e ragazze dagli 8 ai 16 anni è l'orrore al quale non si riesce a mettere fine. Le associazioni umanitarie hanno creato una coalizione per tentare di far rispettare la convenzione di Ginevra. In vari luoghi sono usati i bambini per attentati suicidi.

• Ciad: accordi sospesi. La Banca mondiale ha sospeso l'intesa stipulata nel 2005 con il governo che prevedeva il sostegno finanziario per realizzare infrastrutture petrolifere da affiancare all'oleodotto che collega il Ciad con il Camerun. Secondo la Banca Mondiale, le autorità ciadiane non hanno investito una parte degli introiti petroliferi in un "fondo per le generazioni future" e in programmi per la lotta alla povertà, come invece prevedeva l'accordo. La polemica "petrolifera" tra la Banca mondiale e il governo di Deby si inserisce in un quadro complesso di accuse reciproche che coinvolge anche interessi stranieri (Usa, Francia e Cina) per i nuovi giacimenti petroliferi del Paese.

Basterebbe volere

• Zimbabwe: c'è l'intesa. È stata salutata da un lungo applauso la stretta di mano tra il presidente Mugabe e il nuovo primo ministro Tsvangirai, dopo aver apposto le loro firme all'accordo per la formazione di un governo di unità nazionale in Zimbabwe. Ora sembrano più concrete le speranze in un futuro migliore, in un clima politico di dialogo e in un rapido miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.

• Angola: ex ribelli sconfitti. Gli ex-ribelli dell'Unione nazionale per l'indipendenza dell'Angola (Unita), ora principale partito di opposizione a Luanda, hanno riconosciuto la vittoria della formazione di governo nelle elezioni parlamentari. Alcuni esperti sottolineano che i risultati garantiranno al partito di governo i due terzi dei seggi necessari per modificare la Costituzione e potrebbero favorire una nuova candidatura di Dos Santos, il presidente alla guida del Paese dal 1979. Nei giorni scorsi gli osservatori internazionali, nonostante alcuni casi di violenza e accuse di irregolarità, avevano dato un giudizio positivo sulle elezioni, le prime dopo la fine nel 2002 di una guerra civile durata 27 anni.

• Nepal: abolita la servitù. Il nuovo governo del Nepal ha abolito il sistema delle servitù, che teneva almeno ventimila braccianti poveri in condizioni di schiavitù nelle mani di proprietari terrieri e usurai senza scrupoli. Il neonato governo è il frutto delle elezioni per l'Assemblea costituente dello scorso 10 aprile che hanno sancito la fine della monarchia e la trasformazione del Paese in una Repubblica federale democratica. L'abolizione delle servitù è un passaggio fondamentale del nuovo assetto democratico del Nepal.



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