Pace per le donne che soffrono
Il 7 marzo, vigilia della giornata della donna, il Bondeko, associazione legata ai missionari, ha organizzato una veglia di preghiera per la pace... al femminile. Ci siamo riuniti nella chiesa di San Pietro, a Corridonia (MC).
Preghiere con i piedi per terra
Raramente si organizzano adorazioni con intenzioni di preghiera così mirate verso gli ultimi, anzi, “le ultime”. L'idea è venuta a Valentina, una giovane di 19 anni, che l'anno scorso ha fatto una breve esperienza tra le famiglie indigene di Santa Cruz, in Messico, con i saveriani che lì lavorano.
Insieme ci siamo dati da fare per preparare la celebrazione. Eravamo solo una quarantina di persone, poche, come spesso accade nelle cose nuove... Ma l’adorazione è stata molto bella, con tante brevi preghiere da parte dei partecipanti: preghiere pratiche, con i piedi per terra, per tutte le vittime della violenza e della guerra, della fame e delle discriminazioni.
Se le donne governassero il mondo…
Prima dell'esposizione del Santissimo Sacramento, abbiamo proiettato delle immagini drammatiche di ciò che sta accadendo oggi sul piano internazionale, rappresentanti le brutalità contro le donne. Dopo aver posto Gesù sull'altare, abbiamo pregato in adorazione, con canti e preghiere, momenti di silenzio e di riflessione, utilizzando anche alcuni scritti di madre Teresa di Calcutta.
Nella breve omelia, ho commentato il dialogo di Gesù con la samaritana, “la donna dai tanti mariti, diventata credente e missionaria". Ho fatto riferimento anche all’eroismo della Madonna e delle donne forti della bibbia: una storia che si ripete oggi nelle donne maltrattate e violentate.
“L'uomo spesso svolge il suo lavoro e torna a casa. La donna, invece, ha almeno cinque ruoli da svolgere: il lavoro, la casa e la cucina, i figli davestire e seguire, la chiesa e la vita di fede, l'impegno sociale. Ma il potere rimane nelle mani dell’uomo…”.
E ho concluso dicendo: “Se le donne governassero, nel mondo ci sarebbe più pace!”.
La storia di Tatjana
La testimonianza di Tatjana Kruja, albanese di origine e residente a Corridonia, ha coronato le mie povere parole con il racconto delle sue prove e sofferenze: “Sono venuta in Italia per curarmi da un tumore alle ossa; e sono guarita, per grazia di Dio!”.
Continua: “Ho sofferto discriminazioni come albanese e come donna, ma ora sono felice; faccio la fioraia, frequento l'università e sono mediatrice culturale dell’associazione Bondeko”.
Non poteva mancare l'abbraccio di pace prima della benedizione.
Poi sono stati accesi i lumicini, per manifestare il nostro impegno a favore delle donne in tutto il mondo; sono state donate le mimose e le stelle di carta con frasi espressive...
Un'ora e mezza in chiesa, ma nessuno aveva fretta. Solo io avevo fretta di andare; la gente, invece, è rimasta lì ancora a lungo, felice e contenta.







