Non abbiamo televisione né giornali
Padre Sisto Da Rold, anche lui immerso nell'estenuante guerriglia della Repubblica del Congo ci riferisce del suo disagio:
"Sono passati 16 mesi da quando è cominciata la seconda fase della guerra, ma l'Italia l'ignora completamente, come l'Europa, televisioni e giornali non ne parlano, se non in modo sporadico. Abbiamo avuto più d'otto milioni di morti negli ultimi tre anni e non si vede ancora uno spiraglio di pace. La nostra Caritas locale ha tentato di aiutare la gente che è stata costretta a lasciare i propri villaggi e campagne negli altopiani. Dietro si sono lasciate 600 morti e le loro case bruciate.
Abbiamo potuto dare loro dei fagioli e della farina di granoturco, ma non sappiamo quando saremo in grado di farlo ancora. Ad appesantire il disagio contribuisce anche il brigantaggio per opera di ex soldati, o dei militari di turno. Si presentano di notte in casa e chi reagisce è ucciso: portano via tutto, anche i vestiti, tanto che qualcuno non può più nemmeno uscire da casa. Qualche giorno fa hanno trovato un soldato morto sotto un ponte che puzzava d'alcol e aveva della canapa indiana in tasca.
In pochi minuti, per vendetta, i soldati hanno freddato dieci uomini inermi nei loro rispettivi cortili. In aggiunta, apprensione e tensioni per la sorte dei nostri confratelli diventano, sempre più, il pane quotidiano. I due confratelli di Baraka hanno subito il saccheggio completo della loro missione e poi sono stati costretti a seguire i partigiani nella boscaglia, con i soli vestiti che indossavano, neppure con le scarpe, ma con le ciabatte che avevano ai piedi al momento del sequestro.
Dopo un mese e mezzo di trattative sono stati liberati. Sono arrivati con i piedi gonfi, incapaci di calzare qualsiasi tipo di scarpa, con le unghie totalmente annerite dagli amatomi, dopo le lunghe marce in foresta per arrivare sulle rive del lago Tanganika ed essere raccolti dal battello inviato dalla Tanzania.
Tre missioni sono ancora isolate. Da dodici mesi non ricevono posta. Non possono venire via e comunicano solo via radio, quando non sono costretti a nasconderla. Si alternano le occupazioni militari: arriva l'esercito regolare, che poi si ritira ed è sostituito da quello dei ribelli; questi si ritirano e arrivano i partigiani, per lo più bande armate di ladri. Tutti accusano i civili di essere in' combutta col nemico e perciò razziano e portano via tutto quello che trovano.
Così è la guerra da queste parti: un andare e venire, un mestiere e un eterno soffrire d'innocenti. Noi non abbiamo telefoni o giornali per farvi vedere tutto questo. Solo l'amore per le missioni vi può spingere a tenervi informati. lo, povero asinello da soma offro al Signore la mia collaborazione: da sedici mesi ormai vivo in mezzo alla guerra e vedo morti, fame, ingiustizie brigantaggio, cattiverie d'ogni genere, e continua incertezza.
Anche poco fa la gente si è rifugiata in missione perché qui vicino stanno sparando raffiche di mitra, alle 11,45 del mattino! Sono venuti due volte gli aerei a bombardarci di notte: pochi morti per fortuna, ma tantissima paura. Buttano bombe autartiche, fatte in casa: una tanica di benzina vuota riempita di polvere da sparo e pezzi di ferro, disastrose se scoppiano. Per fortuna gli aerei sono pezzi da museo e di notte, in mezzo ad alte montagne, senza radar, sbagliano mira e le bombe finiscono nel lago. Non sono bombe intelligenti, grazie a Dio!
Pregate perché anche noi, al centro dell'Africa, possiamo sperimentare la potenza di Cristo sulle forze del male. Un saluto caro a tutti.








