Sulla terra la strada per il cielo
LA PAROLA
Presentarono a Gesù anche i bambini piccoli perché li toccasse, ma i discepoli, vedendo ciò, li rimproveravano. Allora Gesù li chiamò a sé e disse: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come l’accoglie un bambino, non entrerà in esso”.
Un notabile lo interrogò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Gesù gli rispose: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre”. Costui disse: “Tutte queste cose le ho osservate fin dalla giovinezza”. Udito ciò, Gesù gli disse: “Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi!”. Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste perché era molto ricco (Lc 18, 15-23).
Un sottile legame unisce queste due unità letterarie in apparenza molto diverse. Nella prima, Gesù è alle prese con i discepoli che non approvano la sua familiarità con i bambini. I bambini, si sa, spuntano dappertutto e nei momenti meno opportuni. Inoltre, in una società fortemente patriarcale come allora, appartenevano alle categorie più basse della scala sociale. Non avevano diritti ed erano facili prede di sfruttamento.
Per un rabbì come Gesù, la cui fama si era sparsa oltre la Galilea, avere al seguito dei bambini e prestare loro attenzione era sembrato ai discepoli quanto meno inappropriato, tanto da prendersela con quei piccoli e dar loro una bella sgridata. Gesù però non la pensa così e il richiamo invece va ai discepoli. Non solo non devono impedire che i bambini gli si avvicinino, devono anche prendere esempio da loro! Proprio chi è escluso viene innalzato da Gesù a modello di colui che crede di avere le chiavi del regno di Dio.
La seconda scena sembra completamente staccata dalla prima. Il protagonista è un notabile che chiede a Gesù cosa debba fare per avere in eredità la vita eterna. Il terreno, seppure sullo sfondo, rimane l’entrata nel regno dei cieli. Il suo tono è educato, quasi ossequiente: riconosce che Gesù è un rabbì buono. Infatti, lo ha appena dimostrato con i bambini. Gesù però non si lascia impressionare da questo riconoscimento, la domanda del dirigente merita una risposta puntuale. Per entrare nel regno, occorre osservare i comandamenti e, guarda caso, cita quelli riguardanti i doveri verso il prossimo: non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onorare il padre e la madre. Quell’uomo afferma di averli ottemperati fin da giovane. Eppure gli manca una cosa essenziale: rinunciare ai propri beni, donarli ai poveri e poi seguire Gesù. Un conto è aiutare i bisognosi - lo esigeva anche la Legge -, altro è distribuire loro tutto ciò che si possiede. Perché, si saprà alla fine, quel dirigente aveva molti possedimenti.
Il ricco deve farsi povero, il grande farsi piccolo, i discepoli mettersi sul gradino più basso, quello dei bambini. È la strada che ha percorso Gesù e chi vuole seguirlo, sembra dire Luca, non ha scorciatoie. Non bastano pie promesse né sublimi sentimenti. Il sentiero è irto, esigente, estremamente concreto. Stupisce la spiritualizzazione a cui sono state condannate queste parole. Il tesoro che Gesù promette a chi lo segue è sì nei cieli, ma la strada per arrivarci si trova solo su questa terra. Gesù sta parlando a un fedele osservante della Legge, non a un farabutto o un senza Dio. Sta parlando alla sua chiesa.
È ad essa che ripete ancora oggi: “Vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi!”. Quel ricco ebbe l’onestà di tirarsi indietro perché era molto attaccato ai suoi beni. Non promise solennemente di vendere tutto, di seguire in modo radicale Gesù per poi continuare a godere delle proprie ricchezze a dispetto dei poveri. Purtroppo, tra il dire e il fare spesso c’è un enorme mare.







