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Nella sua prima Enciclica, Magnifica Humanitas, papa Leone XIV traccia il volto della Chiesa dei nostri giorni con l’identità, lo stile e la missione che la caratterizza. Riprende i tratti disegnati dal Concilio Vaticano II, vedendo nella creazione “una bontà originaria che lo sguardo umano deve custodire, coltivare e far maturare”. Per questo, “la Chiesa si offre come presenza che aiuta a leggere in profondità la realtà, sostenendo quelle scelte che promuovono la dignità di ogni persona, la coesione delle comunità e il bene di tutti” (MH 20). 

Da qui, il desiderio della Chiesa di “entrare in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo”, per individuare insieme “nuove strade per il bene” per dare voce a quel “desiderio di felicità che abbraccia tutte le dimensioni della vita” e che Dio stesso ha messo nel cuore di tutti. Considera come “compagni di cammino”, “preziosi alleati”, tutti coloro che cercano verità, bontà, bellezza nella difesa della dignità di ogni persona e nella custodia del creato.

Papa Leone presenta una Chiesa che cammina con l’umanità “come segno di unità per l’intera famiglia umana”, riconoscendo “nelle domande e nelle sfide del tempo attuale il luogo nel quale esercitare la propria vocazione all’ascolto, al dialogo e al servizio, lasciandosi interpellare da tutto ciò che riguarda l’esistenza degli uomini e delle donne di oggi” (MH 19). Procedere nella storia accanto al mondo permette alla Chiesa di cogliere le espressioni che lo Spirito Santo continua a suscitare nel cuore dell’umanità (cfr. MH20). Da sempre, la Chiesa rimane vicina alle sofferenze concrete degli uomini e delle donne come espressione della carità evangelica, imitando la figura del buon Samaritano che interviene nella gratuità perché interpellato dalla dignità ferita di quella umanità. 

È in questa visione che la Chiesa esercita la sua missione nell’ascolto attento, nel discernimento, interpretando “i segni dei tempi”. Grazie all’aiuto “dello Spirito Santo, il popolo di Dio riconosce nelle trasformazioni culturali e sociali sia i segni della presenza del Cristo, sia quelle derive che ne offuscano il volto”. Nello stile pastorale che le viene dal Concilio Vaticano II, la Chiesa non teme l’incontro con gli altri, anzi lo cerca, desidera il sapere umano, considera importante il contributo della filosofia e delle scienze umane e sociali che aiutano a meglio comprendere la realtà. Vuole l’incontro con le altre confessioni cristiane e le altre espressioni religiose, convinta che “la verità non è un territorio da difendere ma un bene da condividere” (MH 25). “Per questo, quando la dignità dei fratelli è sfigurata, quando la politica non risponde ai drammi dell’umanità, quando l’economia si volge contro la persona o la scienza oltrepassa i limiti del suo metodo, la Chiesa - insieme alle altre confessioni cristiane e ai credenti di altre religioni - deve far udire la sua voce per servire la comunione” (MH 27).

Questa visione di Chiesa è stata rifiutata dalla “Fraternità Sacerdotale San Pio X” che ha scelto la via dello scisma. Il suo dissenso, infatti, non è solo sull’aspetto liturgico della Messa in latino, ma ancora di più nei confronti della Dottrina sociale cattolica che vive il dialogo con tutti coloro che operano per il bene comune. I Lefevriani considerano le altre religioni opera del demonio, negando quella libertà religiosa considerata come un diritto umano fondamentale.

La Chiesa italiana, invece, ha accolto questo invito al dialogo, all’ascolto e al discernimento dei segni dei tempi, iniziando quel cammino che ha portato, dopo tre anni di lavori, alla sottoscrizione del Patto tra le religioni, firmato il 25 giugno 2026 all’Ara Pacis di Roma dai rappresentanti delle principali confessioni religiose presenti in Italia. È la via italiana al dialogo interreligioso nel desiderio di vivere insieme, pur nelle differenze. È questa una via della missione che porta alla pace.



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