Sierra Leone: Ricchi e Poveri
In margine al gesto di solidarietà compiuto nel mese di maggio da 100 parrocchie della Brianza a favore dei 6.000 bambini soldato della Sierra Leone
La “parabola di Luca"
L'evangelista Luca, con due pennellate, ci dà l'identikit di due tipiche figure del mondo di tutti i tempi: il ricco e il povero. "C'era una volta un ricco, il quale vestiva di porpora e di bisso ed ogni giorno banchettava. Un povero di nome Lazzaro, giaceva al portone di lui coperto di ulcere e bramoso di sfamarsi con ciò che cadeva dalla tavola del ricco" 16, 19-21.
Il ricco ed il povero è facile ritrovarli, ancor oggi, attorno a noi e forse anche dentro di noi. Ricco è colui che giudica tutto ed interpreta tutto a partire dall'avere e dal possedere. È colui che non ha bisogno di nessuno, che non si cura degli altri e dei loro problemi e si gode egoisticamente tutto quello che ha. La sua sfacciata potenza si esterna in lusso e menefreghismo.
Il povero è colui che è ricco solo di fame, malattie, mendicità. È colui che manca di ogni tutela e non può vantare diritti. È colui che ha il volto del povero, del disoccupato, di tanti immigrati. I più poveri tra questi poveri sono i bambini, e tra di loro quelli che in Sierra Leone sono sfruttati per alimentare una guerra crudele e senza fine.
Per i bambini soldato della Sierra Leone
In questo nostro mondo dove il ricco è sempre più ricco ed il povero è sempre più povero cento parrocchie della Brianza si sono fatte carico, nello scorso mese di maggio della tragedia di quasi 6.000 di questi bambini. Hanno animato la gente al problema ed hanno proposto alle famiglie un gesto di solidarietà con l'acquisto di un sacchetto di riso: 5 kg. di riso per 15.000 lire.
Ne sono stati piazzati quasi 11.000, e si è potuto mettere a disposizione di mons. Giorgio Biguzzi, vescovo di Makeni, la bella cifra di quasi 90 milioni. Certo non bastano i soldi per risolvere certi drammi, bisogna andare alla radice del male. Non basta la generosità e la carità; bisogna rieducare queste "vittime della guerra" a non uccidere e ad amare la vita. Bisognerà metter al centro della nostra cooperazione missionaria le persone concrete con tutti i loro problemi: la guerra, la mancanza di istruzione, la mancanza di informazione e la povertà.
Occorrerà camminare insieme a loro per costruire un mondo diverso, più fraterno, più pacifico. Ed avere il coraggio di scoraggiare, qui da noi, in Italia i commercianti di morte che con lo smercio delle armi per loro obsolete in Sierra Leone, come in tanti altri Paesi dell'Africa, rendono possibile il perpetuarsi di certe tragedie.






