Gioia e Stupore dei giovani africani alla GMG di Roma
Intervista a mons. Giorgio Biguzzi, vescovo di Makeni (Sierra Leone)
Di ritorno da Roma con 43 giovani della sua diocesi è passato da Cremona il vescovo Saveriano mons. Biguzzi, a cui abbiamo rivolto qualche domanda.
Può descrivere in breve la situazione generale della Sierra Leone e della sua diocesi in particolare? Si è finalmente conclusa la sanguinosa guerra civile durata da anni?
La Sierra è alla ricerca di una pace vera e duratura. Per il momento si trova in una posizione di stallo con buona parte del territorio nazionale ancora controllato dai ribelli. Ultimamente il governo ha ripreso la pressione militare per riunificare la nazione con qualche piccolo successo.
In questi ultimi anni la diocesi di Makeni è quella che ha sofferto di più: due terzi di essa è in mano ai ribelli, molta parte della popolazione è fuggita verso la capitale Freetown e le zone più sicure del sud. I sacerdoti locali, i missionari e le religiose, spesso minacciati, hanno dovuto abbandonare le loro residenze, io stesso non posso rientrare in sede a Makeni dal lunedì di Pasqua.
I ribelli hanno saccheggiato ogni cosa: arredi sacri, case parrocchiali e religiose, gli uffici diocesani, il seminario e la sede della Caritas; sono rimasti solo i muri. Quello che è ancor più doloroso è la sofferenza di tanta gente innocente che ha dovuto fuggire e ha perso tutto. A volte anche la vita.
Che cosa dice della straordinaria esperienza dei suoi giovani a Roma per la Giornata Mondiale dei Giovani? Che cosa li ha colpiti di più?
I giovani venuti dalla Sierra Leone per il Giubileo hanno espresso molto stupore per le cose viste e grandissima gioia per aver potuto partecipare ad un evento così straordinario. È stata un'esperienza favolosa, molto arricchente, che li ha rafforzati nella fede e ha dato loro la voglia di testimoniare Cristo nella loro terra con ancora maggiore convinzione fino anche all'eroismo.
Hanno pregato intensamente, hanno camminato fino a consumare i loro sandali, provato la stanchezza, il caldo e la sete come tutti gli altri giovani, ma hanno incontrato Cristo in modo più profondo. Questo ha dato tanta gioia a tutti.
Sono stati colpiti in modo particolare dalla spontanea fraternità subito creatasi con i giovani di altre nazioni; trovarsi parte dì una immensa famiglia di ogni razza e lingua ha dato loro grande forza. In Sierra Leone la Chiesa è una piccola minoranza. L'universalità della Chiesa ora non è più per loro un concetto astratto. A Roma l'hanno vista con i loro occhi e non potranno più dimenticarla.








