Sfida di perdono e di amore, Il sangue dei martiri...
Pierre è uno studente saveriano arrivato a Parma dal Congo.
Da quando vivo in Italia, lontano dalla mia terra, ogni 24 marzo partecipo alla veglia di preghiera per i missionari martiri. Nell'anniversario dell'uccisione in Salvador di mons. Oscar Romero, molte comunità diocesane in Italia si radunano nelle cattedrali, assieme al vescovo, per un incontro di preghiera che è una sfida per i cristiani e per tutto il mondo, soprattutto quando nel mondo viene usata la violenza. È una sfida di perdono e di amore, perché noi siamo tutti fratelli. Ho visto che in Italia si cerca di vivere questa sfida.
Perché non la facciamo anche noi in Africa?
Mi sono ricordato nel frattempo che nella diocesi di Goma dalla quale provengo (RD Congo), non ho mai vissuto un momento così intenso di preghiera con i martiri missionari. Solo nell'anniversario del martirio dell'arcivescovo Christophe Munzihirwa i cristiani di Bukavu pregano insieme e in processione. Mi sono chiesto: come mai noi in Congo non preghiamo in comunione con i tanti testimoni che hanno subito violenza e che vivono in mezzo a noi? La domanda l'ho fatta a me stesso e ad altri. Non avendo ricevuto risposte soddisfacenti, ho cercato di rispondere io stesso con alcune considerazioni personali.
Forse noi temiamo che celebrare un martire con la preghiera comporti, magari in modo velato e inconsapevole, una voglia di vendetta. Non sarebbe cristiano. Forse pensiamo che il sangue di un testimone si debba consumare da solo sul suolo dove è stato versato. Così evitiamo di convocare un'assemblea, perché la voglia di raccogliere e onorare il suo sangue potrebbe sembrare uno spreco della sua testimonianza. O forse non sentiamo il bisogno di commemorare nessuno, perché ci sta già fortemente a cuore e viviamo il suo ricordo nel silenzio...
Il silenzio dell'azione
Ogni volta che entro nella cattedrale di Parma per la veglia di preghiera per i missionari martiri, ricordo le parole dello scrittore guineano Sikhe Camara: "Se la nostra assemblea vuole fare rumore (suonando un tocco di campana per ogni nome di martire), questo diventi il più sordo dei silenzi, quello dell'azione quotidiana, dell'azione paziente e ininterrotta, dell'azione che si fa senza rumore al ritmo dinamico del tempo, del nostro tempo, al passo di ciò che è possibile e necessario".
Gesù, mite e umile di cuore, abbi pietà di noi, abbi pietà dell'umanità intera e di questo nostro mondo, per il quale tu hai dato la vita.








