Sempre vinti, ma mai sconfitti
La dimensione mistica della missione in Giappone
La vita pubblica di Gesù, annunciatore del Vangelo del Regno del Padre e del suo amore per tutti, si è conclusa con un apparente completo fallimento. Tradito da uno dei suoi, abbandonato da tutti, ucciso in croce. La vita del missionario e l'annuncio che egli fa qui in Giappone vanno nella stessa direzione del fallimento esterno: quanto lavoro in pura perdita, quante risorse sprecate per non lasciare nessuna traccia; da un punto di vista di efficienza immediata il risultato del lavoro missionario in Giappone è meno di zero!
C'è per esempio la missione di Kanoya, con chiese ed asilo. Sono decenni che i Saveriani vi lavorano con modalità e personale diverso; il risultato umanamente è sconfortante: cristiani poco istruiti che non riescono a capire più di tanto del Vangelo, senso ecclesiale piuttosto particolare, scarsa partecipazione e poca collaborazione. E la lista potrebbe continuare secondo la declinazione delle parole negative che almeno noi qui in Giappone conosciamo bene. In missioni come questa la rinuncia al risultato di ogni tentativo intrapreso viene messo nel preventivo prima di prendere qualsiasi iniziativa.
Del resto la Chiesa è nata dalla testimonianza che nonostante il fallimento totale della croce e del sepolcro è rimasto quello che veramente vale, ovvero Gesù Cristo risorto che rimane con i suoi fino alla fine del mondo. La missione di Kanoya percorre la stessa strada: è una missione dura, una sfida continua, un fallimento apparente. Per i missionari passati da qui l'unico punto fermo è forse stato quello di aver obbedito nel venire in questa missione ad annunciare e testimoniare la fede in Gesù Cristo.
La ragion d'essere della missione di Kanoya è tutta qui. Per amore del Signore che ci ha inviato, noi annunciamo sicuri di non essere ascoltati, noi battezziamo quei pochi che ci chiedono di farlo, sicuri che l'acqua scorre sulla testa, ma ci vorranno generazioni, prima che scorra sui cuori. Una differenza tra 2000 anni fa ed ora è che Gesù non aveva difetti e non faceva sbagli, mentre i missionari nonostante la buona volontà sono pieni di difetti e fanno tanti sbagli: nel modo di proporre la fede e di interagire con le persone che incontrano.
Comunque sia, i missionari constatano l'inutilità delle loro parole e l'insignificanza della loro presenza. A questo punto non possono far altro che cercare, il più possibile, di modellare il loro comportamento su quello di Gesù missionario del Padre. Solo Gesù Cristo può capire ciò che avviene, solo Egli può capire il dono dei suoi missionari nella loro solitudine, frustrazione e sacrificio che si consuma nel quotidiano.
È nella celebrazione del rendimento di grazie e nella preghiera giornaliera che questo dialogo tra il missionario e Gesù tesse la sua trama ed il suo ordito nella fedeltà e nella resistenza. È il rimanere a lavorare in un terreno che apparentemente non vuole ricevere i semi del Vangelo perché è già pieno di piante belle e lussureggianti, almeno così sembra.
Più che le chiacchiere, i saluti convenzionali o cristiani, le lezioni di Bibbia o di catechismo, più che l'azione diretta, diventa importante il dialogo ininterrotto nel cuore con l'unico che è disposto sempre ad ascoltarci, e che piano piano che entriamo più profondamente nelle cose di Lui, che intuiamo come Lui vede le cose, per farci interpreti di cosa Lui direbbe o farebbe.
Lavorare con Lui diventa la realtà più importante della vita del missionario. Il rendimento di grazie reso per tutti quelli che vivono nella missione, la partecipazione alla sofferenza di Gesù che salva tutti gli uomini, compresi quelli che io incontro tutti i giorni, niente è più vero di questo. Il ringraziamento per la partecipazione al mistero di salvezza incarnato in questa terra. Incarnazione fatta di debolezza, umiliazione, sconfitta apparente.
Probabilmente è solo questione di livello dello sguardo. Ad un livello esterno è tutto grigio ed insignificante, a livello di fede è un arcobaleno di grazia. Gesù si è incarnato nella povertà per essere in mezzo agli uomini e testimoniare l'amore del Padre, io missionario cerco di fare lo stesso in mezzo alla gente di Kanoya, ma com’è difficile cercare di imitare e di essere un altro Cristo!








