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Se si rimane senza risposte… Povertà relativa, miseria reale

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Vi siete mai trovati nella circostanza fastidiosa di non saper rispondere a una domanda? Oppure di voler dare una risposta, ma il timore di sbagliare tarpa la parola? Succede anche a me a volte, e resto lì a pensare, per trovare le parole migliori.

Da alcuni anni, si sente ripetere che molti italiani "non arrivano alla fine del mese". Negare la crisi economica in Italia e nel mondo sarebbe un insulto a chi ne soffre le conseguenze. Tuttavia, mi chiedo: chi sono coloro che vivono a fatica? Non sono certo quelli che fanno le ferie sulle spiagge, che vanno in settimana bianca o che spendono gli stipendi in doni e feste. Questa categoria di persone vive spesso ignorando i problemi altrui.

Sognando un pugno di riso

Allora la domanda è: coloro che non rientrano in questa categoria, sono tutti "poveri"?

Ci sono tante definizioni della "povertà", a destra e a sinistra; e chi le sforna le mette in relazione con il proprio stile di vita e i suoi fantastici desideri. Alcuni si dichiarano poveri, non perché manchino del necessario, ma in relazione a quanto vorrebbero possedere e spendere di più. E c'è anche chi si arricchisce sfruttando il lavoro dei poveri.

Come missionario io so che al di là della povertà c'è qualcosa di peggio: la miseria. Guardiamo al mondo. Abbiamo tutti negli occhi, nella mente e nel cuore gli smisurati agglomerati di gente affamata e spaurita, che cerca di sopravvivere sotto le tende nei campi di profughi e sfollati. Né ci sfuggono i milioni di bambini seminudi, dagli occhi grandi e profondi, che sognano un pezzo di pane o un pugno di riso.

Vorremmo ignorare...

Intanto, noi corriamo sulle spiagge turistiche, costruiamo alberghi di lusso in oasi di piacere, pensiamo di fare abbastanza per aiutare quelle popolazioni con un denaro che fa ritorno al punto di partenza: ai padroni di quei paradisi. Non basta più "la bella Italia" che il mondo c'invidia; non bastano più i laghi e i monti, la neve e il sole. Cerchiamo altre bellezze, senza conoscere le nostre.

E spesso si ritorna da quei "paradisi" senza neppure aver conosciuto la vita reale della gente che vive appena fuori, dove il dolore delle malattie raddoppia quello della fame. Si vorrebbe ignorare l'esistenza nel mondo della miseria infinita.

Non parlo di una povertà generica né di poveri in generale. I missionari sanno dov'è la miseria; conoscono i volti e i nomi dei poveri: in tanti paesi d'Africa, Asia e America latina...

La povertà si sposta sempre più verso la miseria. Se la povertà può essere evangelica, la miseria è solo disumana, immorale e insopportabile.

Impariamo dai poveri

Possiamo ricordare che la nostra povertà odierna è ancora ricchezza, rispetto alla povertà dei tempi passati. La fede dei nostri nonni è stata la salvezza per evitare la miseria della mente e del cuore, per conservare quei valori universali che sono alla base della dignità di ogni uomo. Da loro noi possiamo imparare la magnifica lezione di come vivere e superare le ristrettezze della vita e godere di quanto abbiamo. Perché i poveri riescono ancora a essere generosi.

C'è un racconto di Paolo Andreolli, missionario in Amazzonia. Aveva visitato una ventina di famiglie molto povere e consegnato un po' di alimenti - latte, carne, pasta, riso... - perché il Natale fosse un po' diverso dagli altri giorni. Che sorpresa nel leggere il biglietto scritto da Dona Cacilda: "Caro padre, sono riuscita a condividere gli alimenti che mi hai dato con altre sei persone: c'ero io incinta con sei figlioli e un'altra donna con cinque. Dio ti benedica, padre. Ci vediamo il prossimo anno, se Dio vorrà".

Cacilda è una donna che quasi non sa scrivere, ma sa vivere la santità della condivisione con chi è nel bisogno come lei. Il suo sogno si è trasformato in realtà, perché ha agito concretamente, dividendo con altri il poco che aveva ricevuto per sé.



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