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Nel continente di Francesco Saverio: Il dialogo con le grandi religioni.

Nell'immenso continente d'Asia i saveriani sono impegnati fin dall'inizio, specialmente in Cina, quasi a voler continuare "la missione incompiuta" di Francesco Saverio. Attualmente, i saveriani lavorano in sei nazioni: Bangladesh, Cina e Taiwan, Giappone, Indonesia e Filippine.

Bangladesh: tra i dimenticati dal mondo

Il turista che visita le grandi città del Bangladesh è colpito dai grandi palazzi, dalle ampie strade, dai centri commerciali di lusso, dalle antenne per le comunicazioni. L'economia è in crescita, ma il Bangladesh, con i suoi 150 milioni di abitanti, è ancora tra le nazioni più povere del mondo. I beni di consumo sono per i pochi ricchi e, in qualche modo, per le famiglie che hanno la fortuna di qualche parente che lavora all'estero.

Ogni giorno, due milioni di giovani - soprattutto donne - vanno a lavorare nelle fabbriche di confezioni della capitale, in cambio di un misero salario. Le aree rurali, dove vive la maggioranza della gente, sono sempre più trascurate, nonostante le strade e i mezzi di trasporto siano molto migliorati.

Anche in Bangladesh l'islam penta sempre più forte e visibile. Negli ultimi vent'anni, le scuole coraniche sono aumentate da 1.480 a 64.000. Nelle università sono stati assunti numerosi insegnanti legati a gruppi fondamentalisti. I missionari hanno maggiore difficoltà a ottenere il visto annuale, necessario per poter rimanere nella nazione.

I saveriani sono impegnati soprattutto nei gruppi umani più bisognosi e dimenticati: gli intoccabili, gli handicappati e i malati, i villaggi delle popolazioni tribali, le piccole scuole di villaggio. Due giovani bengalesi sono pentati saveriani e lavorano nelle Filippine e in Ciad.

Cina e Taiwan: ritorno nella discrezione

In questi ultimi anni, il volume di scambi economici tra la Cina continentale e Taiwan è cresciuto, anche se rimangono due entità separate. Ma è la presenza sempre più influente della Cina in tutta l'Asia e, più recentemente, in Africa che sorprende. La velocità e l'ampiezza dello sviluppo economico e i cambiamenti sociali che ne risultano costituiscono il "fenomeno cinese".

La crescita economica sta recando miglioramenti tangibili nella vita di molti cinesi, portando un diffuso senso di ottimismo. Le amministrazioni centrali e locali iniziano ad affrontare anche alcuni bisogni sociali della gente, che penta più consapevole ed esigente circa il proprio stile di vita.

Dopo il periodo maoista, sta ora emergendo la domanda di spiritualità e l'interesse per le religioni tradizionali e nuove. Ma il pario tra i nuovi ricchi e i poveri, il degrado ambientale e la violazione dei diritti umani restano tra i principali problemi da affrontare.

Dopo l'espulsione dei missionari, completata a luglio del 1952, da qualche anno alcuni saveriani sono rientrati in Cina, mentre una comunità più consistente lavora a Taipei, nell'isola Taiwan. I dieci missionari sono impegnati - con discrezione - nella promozione umana, nell'attività culturale e nel lavoro pastorale e di annuncio del vangelo.

Giappone: la pace aiuta la missione

Dopo la distruzione causata dalla II guerra mondiale, il Giappone è ripartito fino a pentare il gigante della tecnologia e della finanza, come tutti conosciamo. Al successo, oltre alla laboriosità e tenacia della popolazione, ha contribuito l'alto livello di educazione, orientata soprattutto allo sviluppo tecnologico ed economico. Per Costituzione, il Giappone ha rinunciato all'esercito e alla guerra. Contribuisce con molti aiuti ai paesi in via di sviluppo, ma sembra meno impegnato a costruire pace e ponti di amicizia, a livello diplomatico e politico.

Oggi, tuttavia, la nazione soffre per una profonda crisi di identità e di valori. Anche le famiglie, sopraffatte dalla stanchezza per il super-lavoro, si sgretolano facilmente, mentre i ragazzi e i giovani si affidano alla ricerca del piacere immediato, che porta anche - per estremo - ad isolarsi completamente dalla società (170mila casi) o al rifiuto della vita (36mila suicidi nel 2007).

I saveriani sono in Giappone dal 24 dicembre 1949, espulsi dalla Cina. Hanno potuto lavorare senza ostacoli in assoluta libertà religiosa, in una situazione invidiabile di stabilità e pace. Si impegnano totalmente nel dialogo interreligioso e nell'annuncio del vangelo, specialmente attraverso l'opera educativa nelle scuole d'infanzia e nelle università.

Indonesia: verso un islam democratico?

Dopo la caduta del presidente Soeharto (1998), è iniziato il processo democratico dello Stato indonesiano. Attualmente, presidente e vice presidente sono stati regolarmente eletti. Anche le autorità locali sono elette con votazione popolare e non più nominate dall'alto. Questo comporta una maggiore coscienza politica nella popolazione. Alle province, che spesso corrispondono alle isole maggiori, sono concesse notevoli autonomie. Questo permette una migliore pianificazione dello sviluppo, ma offre ai parlamenti locali la possibilità di introdurre leggi orientate alla shariahislamica.

L'andamento economico è positivo sul piano nazionale, ma ancora non decolla sul piano locale, anche perché la ricchezza è concentrata in alcune grandi città. Le recenti gravi calamità (tsunami, terremoti, alluvioni) hanno rafforzato la collaborazione della gente, anche se, in alcuni casi, è stato impedito alle organizzazioni non islamiche di intervenire e aiutare. Da notare che l'Indonesia, la più grande nazione islamica al mondo, non ha ancora firmato la Carta dei diritti umani dell'Onu.

Da alcuni gruppi islamici influenti il cristianesimo è identificato con l'Occidente e percepito come minaccia alla cultura islamica, soprattutto a causa dei conflitti nel Medio Oriente. La chiesa indonesiana ha già inviato in varie pari del mondo molti missionari, attraverso gli istituti religiosi, tra cui i saveriani, che lavorano nell'arcipelago da oltre 50 anni.

Filippine: i giovani saveriani per l'Asia

Il governo filippino deve affrontare tre grandi problemi: la povertà di gran parte della popolazione, la corruzione cronica, l'instabilità economica. Deve farlo nel rispetto dei diritti umani, spesso violati, e con la partecipazione attiva della gente. L'altro fenomeno evidente è la "cultura dell'emigrazione". Si calcola che il 10 % dei filippini siano oggi sparsi in 197 nazioni del pianeta.

I saveriani vivono in un quartiere povero della "grande Manila" e sono impegnati soprattutto nella formazione dei giovani saveriani nella comunità teologica internazionale per l'Asia.



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