San Pietro in Vincoli: Metamorfosi di una casa
Era il noviziato dei saveriani
Chi ritorna alla casa saveriana di S. Pietro in Vincoli dopo 60 anni, si trova di fronte a una realtà completamente cambiata. È quello che è capitato anche a me. Provo a raccontarvi le emozioni e i ricordi.
Il noviziato: la fabbrica dei saveriani
Era una sede ideale per il noviziato: isolata, attorniata da vasto parco, con possibilità di lavoro manuale da intercalare alla riflessione e alla preghiera. Giovani aspiranti alla missione si ritrovavano qui da tutta Italia per 12 mesi; valutavano la propria vocazione e si preparavano alla vita religiosa.
Poi, completati altrove gli studi di liceo e teologia, con l'ordinazione sacerdotale, si era pronti per la missione.
Accogliere i candidati alla missione, esaminarli e proiettarli nella sognata avventura, ammettendoli alla prima fase della catena di montaggio per essere missionari, era il compito, delicato e prezioso, di questa casa saveriana nel ravennate.
Una classe di guerra
Della classe del 1944 eravamo solo in sette e, per questo, classificati come novizi di guerra. Finita la guerra, scoppiò il boom delle vocazioni: si giunse a classi di sessanta, cento novizi, e si dovette provvedere ad aprire un secondo noviziato in Piemonte.
Fu proprio un noviziato di guerra, con tanti disagi, ma anche qualche vantaggio. I tedeschi occuparono e devastarono giardino e casa. Freddo, buio, decine di cannonate. Sentimmo forte il bisogno di metterci sotto la protezione della Madonna e ne provammo l'efficacia: una sola bomba cadde sulla casa e proprio mentre eravamo tutti fuori per i 15 minuti del rosario. Due volte rischiammo la strage. Fummo sequestrati per scavare posizioni per cannoni e mitraglie. Si dormiva nel refettorio a pian terreno, sotto i tavoli, con uno sgabello come casco. Scavammo anche un rifugio dichiarato sicuro per bombe da due quintali, ma alla prima pioggia divenne un pozzo. Assistemmo, pregando, all'agonia di un tedesco, padre di famiglia divenuto nostro amico, squarciato dalla mina che stava sistemando attorno casa.
Quando i tedeschi si ritirarono, giunsero gli alleati. Anch’essi occuparono casa e giardino. Con loro c’erano anche soldati indonesiani: in casa saveriana si pregava indù e islam. Ci sembrava di essere già in missione. Per due di noi fu una preparazione per un impatto più morbido quando, approdando in Indonesia nel 1961, ricambiammo l'invasione come missionari e amici.
Ora è centro di spiritualità: Tanti vengono per nutrire l'anima
Al giorno d'oggi, dei novizi poche persone si ricordano. La casa è stata ristrutturata: è più grande e più bella, disponibile e adatta alle nuove esigenze. Non più fabbrica di missionari, ma fermento di spiritualità missionaria. Me ne sono accorto appena tornato qui, dopo quel noviziato di guerra.
Spiritualità sacerdotale
Il 3 dicembre, festa di san Francesco Saverio, patrono delle missioni, dal quale noi prendiamo nome e ispirazione, è la giornata missionaria dei sacerdoti. Una giornata trascorsa assieme al vescovo e ai missionari. Un saveriano - questa volta è stato p. Carlo Pozzobon, vice superiore regionale - li intrattiene su una riflessione e li aggiorna sulla situazione reale con una panoramica sul mondo missionario.
Alla concelebrazione, il vescovo, pastore della chiesa, ne fa sentire la missionarietà come caratteristica essenziale: "L'essere qui insieme è bello e fruttuoso perché sviluppa il senso di fraternità e stimola la risposta alla vocazione missionaria".
Infatti, al pranzo comunitario dei 60 partecipanti si sentivano frasi di rimpianto per non aver fatto il passo per le missioni in gioventù, ma che il mondo missionario fa spesso capolino nel ministero sacerdotale.
Tutti hanno richiesto la fotocopia dell'omelia del vescovo. Non posso riportare qui per intero, ma è disponibile per chi la richiede. È veramente stimolante, perché coerente con la nostra fede.
In gruppo e da soli. ..
Altre volte vengono i preti di un vicariato a fare il loro incontro, perché qui lo spirito missionario ispira progetti più coraggiosi. Alcune comunità di suore chiedono di fare qui il ritiro mensile, perché anch'esse sentono che nella casa dei missionari lo Spirito Santo lavora meglio.
I seminaristi, accompagnati dal loro formatore, trovano ispirazione e stimolo per il loro futuro, nella familiarità con i missionari. A volte sono sacerdoti e suore che, individualmente, desiderano passare qui uno o più giorni per raccogliersi in preghiera, dopo un grosso impegno o per affrontarne un altro.






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