È il caso di dire: Sì… viaggiare!
L’Ufficio missionario diocesano di Udine ha organizzato una serie di incontri che ha chiamato “Sì… viaggiare”. All’organizzazione hanno contribuito anche varie associazioni e i saveriani di Udine. Gli incontri sono culminati con una convivenza a Pesariis.
Meglio della Svizzera!
Devo dire che sono ancora fresche le mie emozioni dall’incontro di Pesariis, dove ci siamo confrontati con le persone che desiderano realizzare un’esperienza di missione durante l’estate. Prima di tutto, va segnalato il luogo, che ci ha accolto con… “precisione”. E non può essere altrimenti considerati tutti gli orologi che si trovano in paese, sempre belli e interessanti anche per chi li ha già visti. La meraviglia del paesaggio lascia senza fiato, offrendo una sensazione di pace e armonia che vorrei incontrare sempre nel mio cuore.
La casa ci ha messo a disposizione p. Bruno Roja, parroco di Pesariis, lascia un sapore di famiglia e di cose semplici che ci aiutano ad apprezzare la presenza degli altri.
Prepararsi alla missione!
I partecipanti erano un gruppetto di nove persone, senza contare gli organizzatori dell’evento proposto dall’ufficio missionario diocesano con Stefano Comand, alcune associazioni e naturalmente noi saveriani. Si è creato subito un clima di gioia che è durato per tutti i quattro giorni vissuti insieme (22-25 aprile).
Attraverso dinamiche e riunioni interattive, siamo riusciti a trasmettere i contenuti opportuni per un primo “assaggio” di un Paese differente dalla nostra cultura. Infatti, non si tratta di andare come turisti, ma di cercare di superare il confine per sondare qualcosa di più vitale, invisibile a un contatto veloce e superficiale.
Un terreno primaverile
Per me è sempre una gioia poter condividere quel tesoro che ho scoperto nei miei anni di missione. In Italia percepisco che ciò che posso offrire non trova un cuore libero.
Siamo tutti indaffarati e assorbiti dai nostri problemi come una spugna piena d’acqua che già non riesce a tenere altro.
Con i partecipanti ai giorni di convivenza, sembrava di lavorare un terreno primaverile, quasi assetato di ricevere il seme che poi germoglierà nella prossima stagione. Questo breve tempo vissuto insieme è diventato così fonte di energia. E io mi sento come i discepoli inviati da Gesù che, al ritorno, sono pieni di allegria e raccontano tutte le cose successe nella loro missione.
Grande carica di energia!
Quando ritorneranno dalle loro esperienze estive in missione, anche loro troveranno molto probabilmente l’indifferenza di questo mondo privo di passione ed emozione.
Allora, vorrei essere presente ad accoglierli, a mettermi in ascolto di tutto quello che Dio continua a operare e dire, come Maria nel suo Magnificat: “grandi cose ha fatto il Signore per noi”.
Sono pienamente convinto che queste esperienze di missione siano una carica di energia che le parrocchie hanno bisogno di iniettare nelle loro vene.
La missione è quello che farà risorgere la chiesa, non certo la paura che porta a coccolare i pochi che la frequentano, facendoli diventare figli pieni di vizi ed esigenze inutili.


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