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La chiesa segue gli avvenimenti terreni sulla traccia della vita di Cristo: dalla nascita, il Natale, fino alla sua consacrazione a Re dell’Universo. In quest’ultimo scorcio dell’anno liturgico, che coincide col mese dei morti, stiamo vivendo situazioni confuse e concitate sugli orientamenti di fondo sul futuro del mondo

Anche i saveriani in questo mese hanno due punti di riferimento della loro esistenza: il giorno del loro Fondatore, S. Guido Maria Conforti, 5 novembre, e la Festa di S. Francesco Saverio, loro Patrono, il 3 dicembre. La festa del Fondatore si è svolta “in privato”. È consuetudine che le comunità saveriane del sud la celebrino insieme. Pertanto, Salerno e Taranto, le comunità più a meridione dell’Italia, hanno vissuto, il 6 e 7 novembre, un momento intenso di fraternità, spiritualità, interculturalità, nella città jonica. In fraternità, la cena in casa a base di pizza e il pranzo d’arrivederci a “La Mimosa”. In spiritualità, nella cappella col ritiro dettato da p. Arduino Rossi e la celebrazione della Messa. La mattinata di interculturalità si è svolta con la visita al Castello e in Cattedrale.

Oltre alle due diocesi di cui fu responsabile, arcivescovo a Ravenna (prima) e vescovo a Parma (poi), mons. Conforti ne seguiva altre due in Cina, dove aveva mandato i suoi figli, i saveriani. Fino a quando Mao nel ’50 non cacciò tutti i missionari. Da allora, i saveriani espulsi cercarono altri Paesi disposti ad accoglierli: Giappone, Bangladesh, Indonesia; più di recente Filippine e Taiwan. Erano le tappe dell’ultimo viaggio del Saverio in Estremo Oriente.

San Francesco Saverio è per antonomasia l’apostolo delle Indie. Egli finì la sua vita alle porte della Cina sull’isola di Sancian, di fronte a Canton. Sfinito ma non domato, il suo desiderio non fu appagato. Ecco il motivo per cui il Conforti, fin da ragazzo nel seminario, fu attratto da questa visione, che lo ispirò a fondare una congregazione, i saveriani, non solo per prenderne il nome, ma per adempiere il desiderio mancato del grande missionario navarrino e gesuita. Xavier Léon-Dufour scrive nell’introduzione del suo libro che “l’avventura del Saverio appartiene al patrimonio culturale dell’umanità”.

Ecco un inciso che ci collega all’altro aspetto: il concetto di missione che aveva il Conforti. La missione è un fatto di cultura, un incontro di popoli, uno scambio inter-culturale. Ai suoi missionari raccomandava di inviare oggetti, materiale, opere artistiche dall’Impero Celeste. Nasce così a Parma, sin dal 1900, il museo Cinese, unico in Italia, vanto della città di Parma, grazie all’Istituto di via S. Martino.
Ma è anche orgoglio e commozione personale, avendo lavorato di persona per alcuni anni al museo, prima di essere trasferito a Como. In quei poco meno di tre anni organizzavo e accompagnavo i gruppi dei visitatori, seguivo le mostre itineranti (molto impegnativa quella dei Kayapò a Cremona) e seguivo l’economia.



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