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San Guido… a una tavola rotonda a Desio

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È il pensiero che mi sta accompagnando da diverso tempo, conoscendo giorno dopo giorno san Guido. Lo stesso pensiero ho ritrovato durante la "tavola rotonda", a cui ho partecipato il 13 ottobre 2011 nella casa saveriana di Desio.

Con questo sguardo, desidero riassumere gli interventi dei relatori di quella sera, nella speranza che chi non ha potuto parteciparvi possa sentire il cuore che si riscalda, come io l'ho sentito attraverso le parole e le esperienze di mons. Ennio Apeciti e dei saveriani p. Lino Maggioni e p. Giuliano Perozzi.

Coraggiosi e innamorati

Vedere Dio in tutto, ma con quali occhi? Direi gli occhi di un innamorato di Cristo, come san Guido. Un innamorato, che non era il solo ad avere questo sguardo! Mons. Ennio ha paragonato, infatti, la vita di san Guido a quella del suo maestro, il beato card. Andrea Ferrari.

Cosa significhi vedere Dio per noi oggi, stimolati dall'esempio di questi due grandi uomini, è stato ben descritto da mons. Ennio. Si tratta di fare sul serio e dare sempre il massimo, fino in fondo. È il coraggio di essere sempre ottimisti, sapendo che "l'avvenire sarà della scienza cristiana, della fratellanza evangelica, della luce religiosa".

È il coraggio di pensare alla grande. Il coraggio di prendere il largo, come Pietro, uscendo dal nostro quieto mare: "se la gente non viene più in chiesa, siamo noi a dover andare a cercarla". Il coraggio alla santità: meno che santi non si può essere fecondi! Vedere Dio in tutto è essere innamorati di un Cristo che ci rende veri uomini e vere donne: allora sì che il mondo riesce a cambiare!

La forza dell'obbedienza

Cercare Dio in tutto, in che modo? Una strada percorsa da san Guido ce l'ha offerta, con la sua narrazione, padre Lino: il cammino dell'obbedienza!

San Guido obbedì al cercare Dio, non se stesso, non la propria gloria, non la propria storia: forte dell'aver visto Dio, scelse di percorrere il cammino che porta alla conferma di questa continua e tenace, instancabile ricerca. Infatti, quando mons. Angelo Roncalli chiese a mons. Guido Conforti di ritirarsi e lasciare l'Unione missionaria del clero (di cui era presidente), per seguire un modello di missione fatta dalla comunione di tutte le forze (sostenuta dal giovane Roncalli a nome del Papa), il Conforti si fermò e obbedì.

Questo ci insegna che saper mettere da parte i propri progetti e obbedire, non è sinonimo di sconfitta; pur forti di argomentazioni e motivazioni, ciò che ci rende santi è fare spazio alla volontà di Dio, abbracciando i progetti di pienezza che Dio riserva a ciascuno di noi.

La capacità di amare

Amare Dio in tutto, forti di averlo visto, di averlo continuato a cercare, siamo chiamati al più alto compito: l'amore, lasciandoci innanzitutto amare e capaci di generare amore! Dalla testimonianza di padre Giuliano, mi sembra di cogliere alcuni elementi che caratterizzano la capacità di amare.

Oggi in Cina la presenza dei cristiani è molto modesta. I saveriani s'impegnano, per motivi politici e sociali, solo in due ambiti: l'insegnamento e la promozione umana. Molti potrebbero criticare tale presenza, ma questo è l'amore; questo è amare Dio in tutto, come emerge nelle parole di padre Giuliano: "la missione è seminare, testimoniare il vangelo con la vita, suscitare domande e interesse nelle persone che ci avvicinano. Una cosa molto dimessa e che non appare; anzi, scompare nella società".

L'amore c'è pur non vedendosi; la presenza di Dio c'è pur nel silenzio operoso dei missionari e fa risplendere il messaggio evangelico attraverso la testimonianza. Dice p. Giuliano: "Come l'acqua, il vero bene cerca i posti più bassi e più umili, quelli che gli altri evitano". Questo è amare Dio in tutto e in tutti!



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