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È il 28 settembre 2012 quando il convoglio parte da Uvira alla volta di Nakiliza. C'è tanta gioia nel tornare dopo sedici anni nella missione dove ho vissuto i primi anni della mia vita missionaria. È con me la saveriana Giovanna Rocchi: anche lei era una delle "cinque magnifiche" di Nakiliza, così ci aveva definito mio papà quando era venuto a trovarci.

Una strada... sorprendente

La prima grande sorpresa è l'ottimo stato della strada e dei ponti. La società Banro, che ha un contratto di 25 anni con il governo congolese per l'estrazione dell'oro nelle miniere di Salamabila, è all'opera per costruire una vera strada, canalizzare l'acqua e ricostruire i ponti. Che differenza dal 1986 a oggi! Ma perché il governo congolese non è riuscito in tanti anni a migliorare le strade? Perché deve venire una società estera per farlo, in cambio di tutto l'oro che estrarrà in 25 anni e che la ripagherà ben oltre il costo dei lavori?

Sulla nuova strada facciamo in fretta ad arrivare a Mboko e a Baraka; ci fermiamo per salutare i preti che ora guidano le due missioni. Percorriamo i tornanti che ci separano da Fizi e dal villaggio poco distante, dove vivevano i lebbrosi che noi andavamo a visitare. La preparazione del carbone è diventata una delle attività principali dopo la guerra. Così della bella foresta resta solo un ricordo nelle fotografie e la gente già si lamenta che il clima è cambiato...

L'emozione di rivedere luoghi e persone

Da Fizi riprendiamo il nostro viaggio. Abbiamo davanti il passo che ci porta a Lubonja. Alcuni villaggi non ci sono più, altri sono stati spostati. Cominciamo a sentire gli effetti della guerra che ha fatto scappare tutti, per poi tornare e pensare dove ricostruire le case. Arriviamo a Lulimba che è già buio. I cristiani si fanno in quattro per accoglierci e preparare la cena e la casa dove passare la notte. In pochi minuti tirano un filo elettrico dalla chiesa alla casetta per darci un po' di luce, approfittando di un generatore di corrente.

Il sabato partiamo presto al mattino e percorriamo velocemente tutta la pianura di un centinaio di chilometri che ci separa da Nakiliza. L'emozione sale nel vedere i villaggi nuovi, i ponti rifatti, tante persone in bicicletta, in moto, veicoli e camion che incrociamo lungo il percorso. I grandi macchinari di Banro stanno costruendo una bella strada, compattando la terra. La gente ci saluta e in tanti ci dicono che anche loro verranno a Nakiliza per festeggiare il giubileo.

La festa di ritrovarsi

Arriviamo a Nakiliza a fine mattinata tra la gioia, i canti e le danze di tante persone. Siamo "assaltati" da una marea di gente e l'emozione di tutti è forte. C'è chi prepara da mangiare, chi finisce di pitturare la chiesa dentro e fuori, chi allestisce il palco dove si celebrerà la Messa, chi prova i canti e chi prepara la liturgia.

Il parroco di Fizi, don Lucien, è lì da tre settimane per aiutare nella preparazione. Ha fatto il giro di tutte le diaconie, aiutando i cristiani a vivere bene questo evento ecclesiale. Tutte le spese per la festa sono frutto dei risparmi dei cristiani di tutti i villaggi che fanno parte della missione. Sentono la mancanza - per oltre 15 anni - dei missionari e delle missionarie, e ora vederci in tanti è per loro una gioia incomparabile.

La casa ritrovata e il Cristo Crocifisso

Vengono a chiamarci per farci vedere dove saremo alloggiate. Riconosciamo con stupore la nostra casa. Da alcuni anni i locali della missione sono stati dati in affitto al personale dell'AMI, organismo che si occupa della salute. Ci viene indicata la camera dove passeremo la notte: era la mia stanza! Tutto pulito e ordinato: che emozione!

Dopo mangiato, facciamo un giro nel villaggio, salutiamo la gente, osserviamo le nuove casette costruite, un piccolo hotel, i negozietti, tante piccole farmacie e un mini laboratorio di "naturopatia cinese", dove scoprono le malattie dall'analisi della saliva!

Fervono i preparativi per la festa. Quasi tutto è pronto. La chiesa è splendida, pitturata a nuovo. Notiamo che mancano le statue di san Michele e della Madonna, mentre il Crocifisso è ancora là, con le mani che sembrano rovinate dalla lebbra... Povero Cristo, nessuno è riuscito a toglierlo dal suo posto e continua a vegliare sul suo popolo.

La fede è lì, si tocca e fa un gran bene

Domenica c'è un pallido sole. Il sagrestano suona a lungo la campanella per chiamare tutti i cristiani dispersi nei dintorni. Arrivano in tanti, molti con la loro seggiola sulla testa. Davanti al palco c'è il grande Crocifisso preparato per il giubileo.

Con canti di festa accogliamo mons. Milenge che presiede la celebrazione insieme a tanti sacerdoti venuti per l'occasione, preceduti dai chierichetti e dalle bambine che danzano felici. Sul lato destro tutte le autorità; su quello sinistro la corale.

Rivedo tante persone conosciute: mamme, papà, ragazzi, catechisti, responsabili delle comunità di base e delle diaconie. Ringrazio Dio per il dono della loro fede, conservata e coltivata in questi anni in mezzo alle difficoltà della guerra, degli spostamenti, dei campi profughi, delle violenze di ogni genere. La fede è lì, si tocca e mi fa un gran bene.

''Perché non tornate?''

Prima di concludere la celebrazione ascoltiamo i vari discorsi. Anch'io dico una parola di saluto e ringraziamento. I cristiani chiedono con insistenza il ritorno dei missionari per aiutarli a camminare insieme, membri di differenti tribù. Come segno di gratitudine ci donano tre caprette, alcuni prodotti locali e l'immancabile pollo! Vorremmo che quella celebrazione non finisse mai! Dopo la Messa, il pranzo nella scuola elementare. In tanti fanno a gara per venire a salutarci!

Lunedì mattina, alle sei, lasciamo Nakiliza tra una folla di gente che ci saluta con le lacrime agli occhi e una sola parola sulle labbra: "Tornate presto!". L'assenza di comunità religiose nelle parrocchie di Mboko, Baraka, Fizi e Nakiliza ci spinge a chiederci come decentrarci da Uvira e Bukavu per raggiungere queste missioni più isolate...

Intanto, portiamo nel cuore il regalo più bello che abbiamo ricevuto: la fede di una comunità cristiana che ha tenuto duro e ha perseverato in mezzo a tante difficoltà. Le testimonianze ricevute ci fanno bene e ci incoraggiano a pensare a un futuro ritorno tra loro.



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