Non per spirito di avventura, ma per vocazione
Per noi saveriani la missione non è qualcosa di "interinale", una specie di professione a tempo determinato o intermittente. Per noi la missione è "ad vitam", per tutta la vita e in qualunque situazione. Nella missione, lo Spirito Santo ci rivela la strada da percorrere curva dopo curva, ma la nostra disponibilità deve essere assicurata e senza condizioni.
Il nostro santo fondatore Guido Conforti ne era del tutto convinto: "la vita apostolica, congiunta con la vita religiosa, è sotto ogni aspetto eccellente; è quanto di più perfetto, secondo il vangelo, si possa immaginare; la vocazione più nobile e grande, che ci avvicina a Cristo e agli apostoli che, abbandonata ogni cosa, si diedero interamente senza alcuna riserva alla sequela di lui" (Lettera Testamento, 1).
È questa la ragione per cui noi ci sentiamo spinti a vivere la missione di evangelizzazione tra i popoli il più a lungo possibile. Anche quando ci rendiamo conto che ogni famiglia ha bisogno di vari servizi, necessari per il suo buon funzionamento, e ci mettiamo a disposizione per lavorare in patria per qualche anno, la mente e il cuore restano fissi sulla missione. Non per spirito di avventura, ma perché la sentiamo come la vocazione della vita: "Andate in tutto il mondo...!".
Perciò il "ritorno" in missione è per noi come un "rinascere". In queste pagine presentiamo il "ritorno" di cinque missionari, che - in modo diverso - hanno sperimentato e stanno sperimentando il doloroso-gioioso tornare alla luce della missione, per condividere il vangelo di Cristo con i popoli a cui siamo inviati. Credo che i lettori apprezzeranno.








